“Cose salve”: in anteprima il docufilm sul terremoto
Stasera la proiezione della pellicola della regista carpigiana Alberta Pellacani «Ho iniziato a girare nel luglio del 2012. Ne è uscito un mosaico di ricordi»
La foto del padre custodita gelosamente nel portafoglio. O, ancora, altri oggetti che, dopo quel terribile 29 maggio di tre anni fa, quando il terremoto ha cambiato le nostre esistenze, hanno assunto un significato diverso dopo quello spartiacque che è stato il sisma. È dedicato proprio alle persone proprietarie di quelle cose il docufilm della regista carpigiana Alberta Pellacani, prodotto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, che verrà trasmesso questa sera in anteprima nazionale al cinema Eden, alle 21, con ingresso gratuito.
Il film si intitola “Cose salve” ed è un viaggio che dà voce a persone di più paesi del cratere sismico. Persone che, talvolta, sono ancora oggi sono fuori casa per colpa delle scosse, ma hanno trovato il coraggio di raccontare il cambiamento di valore che hanno assunto le cose materiali e mentali. Cose salve è il racconto di un legame indissolubile tra le cose e la personalità di chi le possiede, tra il materiale e la sfera emotiva di chi ha vissuto il dramma del sisma e ne porta dentro le cicatrici profonde.
«Sono carpigiana e il terremoto l’ho vissuto sulla mia pelle – esordisce Alberta – La miccia da cui scaturito il docu film è la mia riflessione rispetto alle cose che accumuliamo nel corso del tempo. Così ho iniziato questo viaggio nei Comuni del cratere dilaniati dal terremoto, iniziando a riprendere nel luglio del 2012, per terminare soltanto poche settimane fa. Ho parlato con un centinaio di persone, raccogliendo un mosaico di storie molto variegato. E anche gli stati d’animo sono estremamente differenti. Dalla disperazione lacerante per avere perso tutto, alla rabbia per la lentezza della burocrazia: basti pensare ad un paese come Rovereto, dov’è mutato profondamente il paesaggio rispetto a prima del sisma. Anche lì la gente ha paura di non potere ritornare più nelle proprie case. In tutto, ho estrapolato una ventina di storie e, in fase di montaggio, ho scelto di non porre l’accento sui riferimenti territoriale. Ho preferito soffermarmi sul vissuto delle persone, raccontato attraverso le loro cose. Numerosi gli aneddoti raccolti in questi tre anni: tra tutti ricordo una persona che ha detto che le uniche foto che le sono rimaste dei suoi genitori dopo la furia implacabile del terremoto sono al cimitero».
Per la Fondazione Crc, che ha sostenuto il progetto con 35mila euro, si tratta del primo film prodotto. «La Fondazione ha inteso essere parte attiva per costruire un percorso di memoria che ci impedisca di dimenticare quegli eventi di tre anni fa – commenta il presidente della Fondazione Crc, Giuseppe Schena – Al fianco di interventi diretti e di altre iniziative con cui il nostro ente sostiene e ha sostenuto la ricostruzione, abbiamo desiderato mostrare che cosa è successo durante e dopo il terremoto tramite questo docufilm. Quando si verifica un evento drammatico emerge un sentire collettivo e il docufilm pone in evidenza valori universali ben lontani dallo stereotipo dell’emiliano brava gente».
Il progetto vede la collaborazione della Regione Emilia Romagna, Vivo Film, Arci Ucca e il patrocinio dell’Unione delle Terre d’Argine.
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