Il lavoro non rinasce: persi 2mila addetti e trecento aziende
I dati della Cgil Modena: maggiori criticità in manifatturiero e agricoltura, tiene il biomedicale. Critiche al taglio dei Cas
Quasi trecento aziende in meno e 2mila dipendenti persi. Sono queste le proporzioni numeriche dell’effetto combinato di crisi economica e sisma nell’Area Nord. La Cgil di Modena ha voluto fare il punto a tre anni dal sisma e si è avvalsa dei numeri (elaborati da Ire Emilia Romagna), che inequivocabilmente evidenziano una dinamica ancora critica e che rischia di peggiorare.
«Le tendenze che abbiamo rilevato - sottolinea Tamara Calzolari, della segreteria Cgil di Modena - sono principalmente due: la diminuzione della popolazione, sia italiana (e per questa anche negli anni precedenti il sisma) che straniera, tornata nel paese d’origine o emigrata in altri paesi dove il welfare state è più forte. L’altra tendenza è riferita alle aziende, che sono diminuti e con esse anche i dipendenti. Senza dimenticare il ricorso all’indennità di disoccupazione che dà l’idea di quanto ci sia ancora bisogno di ammortizzatori sociali».
Proviamo ad entrare nel dettaglio: nel distretto di Mirandola si è passati da 10.290 imprese nel 2009 a 10.006 nel 2014; diminuiscono anche gli addetti, che passano dai 33.449 del 2007 ai 31.254 del 2014, nonostante la popolazione lavorativa sia salita da 54.099 unità a 54.989. Che significa che anche le aziende che reggono non danno lavoro e che l’inno alla rinascita viene in qualche modo smontato. Per quanto riguarda i diversi settori, quelli maggiormente martoriati sono quello «manifatturiero - aggiunge Erminio Veronesi, coordinatore Cgil Area Nord - e agricolo. E anche settori come quello biomedicale, che si può dire abbia retto, non ha visto il contestuale aumento dell’occupazione. Un dato su tutti dà l’idea di quanto siano ancora presenti le criticità: a fronte di due miliardi di euro di danni subiti dalle imprese, sono stati erogati contributi solo per 250 milioni di euro. Questo significa che le imprese hanno ricostruito con i soldi propri o grazie ai rimborsi assicurativi. E non dimentichiamo le pratiche dei privati: sono solo 2803 le pratiche chiuse, a fronte di 14mila. Numeri diversi da quelli quotidiani sulla narrazione della ricostruzione, che non decolla nonostante le buone cose fatte con velocità su scuole, ospedali e prima assistenza. Poi c’è l’ordinanza che taglia il contributo di autonoma sistemazione, con deadline sull’alternativa ai map il 31 dicembre. Significa chiedere ai cittadini, molti in cassa integrazione, di sborsare soldi».
La sofferenza del tessuto locale viene confermata anche dai dati sulla spesa assistenziale sociale, che nel distretto di Mirandola è salita del 14,8% tra 2009 e 2012. Tra i settori maggiormente in difficoltà quello metalmeccanico, dove al 31 dicembre del 2014 le domande di disoccupazione nell’Area Nord sono pari a 385, una cifra superiore a quella di Modena (355). «Il settore delle smalterie, ad esempio, sembra essere scomparso, aziende che hanno delocalizzato (come la Glassgrill e la Smalteria Italia) non sono più tornate o sono in procinto di chiudere; o imprese che, nonostante i fondi pubblici (la Zincol ne prenderà per un importo pari a 18 milioni di euro), non garantiranno la piena occupazione e ricorreranno agli ammortizzatori sociali. Per contro altri settori investiranno, come la Fonderia San Possidonio e l’ex Fonderia Scacchetti, dove presto arriverà nuova occupazione, così come all’ex Ansa Marmitte. Per quanto riguarda l’agricoltura le aziende da 50 a 150 dipendenti, complessivamente, hanno riportato al proprio interno attività prima esternalizzate, logistica in primis. Mentre altri settori sembrano reggere: caseifici, più concentrati e forti, cantine vinicole, allevamenti e, soprattutto, il settore strategico del biomedicale (dove però preoccupa il blocco del turn over). E infine l’edilizia, dove si è perso il 50% dell’occupazione, da 4mila nel 2009 a 2mila oggi.
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