Terremoto, 3 anni dopo: Serve la memoria per rinsaldare un territorio che vede due realtà
La ricorrenza vissuta diversamente nella Bassa che era già stata colpita il 20 maggio 2012 Crescono disinteresse e rassicurazioni, ma c’è ancora chi vive le ferite dei danni e della burocrazia LO SPECIALE: Tutto sul terremoto nella Bassa
Per alcuni è il giorno della commemorazione del terremoto e della sua tragedia, per altri è il giorno della commemorazione del secondo terremoto, per altri ancora è il ricordo meno netto di una scossa, anzi due, le ennesime. Il 29 maggio insomma non è la stessa cosa per tutti, nella Bassa, perchè purtroppo le vittime ci sono state nel ferrarese il 20 maggio, nel modenese il 29, e perchè i danni del 29 furono progressivamente crescenti da Finale verso il reggiano, dove infatti la memoria si concentra solo sulla data di oggi.
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Il 29 maggio, poi, non è la stessa cosa per tutti: chi non ha avuto lutti e danni, chi vive fuori dal cratere più caldo, ormai accetta con qualche insofferenza le commemorazioni, a dispetto dei disagi che molti, troppi, ancora oggi sono costretti a soffrire. Non è la stessa cosa nell’approccio sociale: da una parte c’è una politica che oggi vuole essere ottimista, rassicurante, che sciorina numeri e percentuali in linea con l’idea di un’Emilia rampante, efficace, altamente reattiva.
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Dall’altra parte ci sono comitati, singoli cittadini, associazioni anche politiche che quei numeri li rileggono traendo conclusioni drammaticamente opposte, tali da fare pensare che ci vorranno ancora parecchi anni prima di mettersi quei terremoti alle spalle.
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In mezzo ci sono questioni scottanti: le inchieste sul pasticci - amianto incluso - e gli affarismi della ricostruzione, sulle infiltrazioni delle mafie, gli sprechi, la burocrazia che alimenta se stessa. gli sdoppiamenti alienanti di comunità divise tra centri storici semideserti e nuove piazze, nuovi municipi, nuove infrastrutture, nuovo consumo di suolo. Così nella memoria e nella persistente attualità di quella tragedia oggi si annida il collante per tenere unite quelle comunità, nonostante tutto.
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A partire dalla memoria di coloro che non ci sono più, per passare a quelli che ci sono ancora, con le cicatrici nel corpo e nell’anima. Oggi ci saranno fiaccolate, messe (a Medolla, incontri e momenti di silenzio davanti alle scuole, specie alle 9.03, anche se la tragedia si ripetè alle 13 e rotte di quel 29 maggio.
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Per una volta rileggetevi questi nomi, è al loro sacrificio che dobbiamo guardare oggi, tra passato e futuro: Paolo Siclari (37 anni), Biagio Santucci (24), Matteo Serra (40) e Giordano Visconti (33): morirono all'Haemotronic di Medolla. A Mirandola persero la vita Mauro Mantovani (64) titolare dell'Aries, alla Bbg di San Giacomo sono morti il titolare Enea Grilli (66) e gli operai Eddi Borghi (40) e Vincenzo Iacono (39). Il cinese Hou Hongli (33) è morto nel crollo della casa. A Cavezzo le vittime furono Daniela Salvioli (44) del mobilificio Malavasi, Iva Vanna Contini (54) travolta dal crollo dell'ex Oece ed Enzo Borghi (72) centrato da un cornicione. Alla Meta di San Felice l'ingegnere Gianni Bignardi (55) e gli operai Mohamad Azarg (46), di origine marocchina e residente a Finale, e l'indiano Kumar Pawan (31). A Concordia Sergio Cobellini (68), colpito da una tegola in via Della Pace. Rovereto si è portata via il parroco don Ivan Martini (65) sorpreso in chiesa mentre cercava di salvare una statua della Madonna. E ancora nei giorni successivi morirono la cavezzese Liviana Latini (65), la 102enne sanfeliciana Nevina Balboni e la 38enne finalese incinta Martina Aldi. Come è toccato nei mesi successivi a tanti anziani, estirpati dalle loro case e sfollati un po’ ovunque.
Alberto Setti
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