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Da anni bollette al marito morto

Da anni bollette al marito morto

Maranello. Lo sfogo di Nives Boni: «Rivoglio indietro i soldi che ho pagato»

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MARANELLO. «Rivoglio indietro i soldi che ho pagato». Nives Boni ha perso il marito quasi otto anni fa. Una scomparsa che ogni sei mesi si “dissolve” quando le arriva la tassa sui rifiuti. Nel conteggio ricompare anche Enzo Cotti, nonostante dal luglio 2007 non sia deceduto. «Sono anche andata in Comune con l’atto di morte - ha detto la donna - eppure mi continuano a mandare nelle bollette anche la quota di mio marito».

Le gestioni delle diverse utenze in questo periodo si sono succedute: Enel, Hera, Agenzia delle Entrate, Comune. Per luce e acqua non c’è alcun danno economico, per i rifiuti invece sì. L’importo della Tari si calcola sulla base sia dei metri quadri della sua abitazione sia del numero degli occupanti. «Visto che non risolvevo niente sono andata in posta a pagare - ha ripreso Nives - quando mi hanno detto che devo pagare per tre ho detto loro che mio marito è morto da anni. “Ma come signora?”, mi è stato risposto. Quindi ho spiegato che vivevo con mia figlia, che da un po’ è anche andata a vivere altrove».

Le proteste finora non hanno portato ad alcun risultato. Ogni anno paga 320 euro, divisi in due rate equivalenti. Nives ha confermato di non aver mai smesso di versare tutte le quote, temendo il pignoramento dei beni. Tuttavia, intende andare avanti con la sua battaglia. «Non mi fermo», ha spiegato la donna, pronta a chiedere il risarcimento delle somme versate a nome del marito, dalle vecchie bollette di Hera alla nuova Tari riscossa dal Comune. In più, intende chiedere un risarcimento danni. «Le tasse non le paga un morto», ha concluso la donna.

Nel dicembre del 2013 Nives Boni si era fatta portavoce di una singolare protesta. Un gruppo di residenti in via Vespucci chiedeva da tempo le strisce pedonali per raggiungere i cassonetti. All’ennesima richiesta, cosa aveva fatto lei? Aveva portato vari sacchi di rifiuti davanti all’ingresso del Municipio. «È una storia che va avanti da almeno un anno e mezzo», aveva rivendicato.

Gabriele Farina

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