Guerzoni reinterpreta il duca Francesco I
Il busto di Francesco I. Sempre lui. Quello in marmo del Bernini di cui va fiera la Galleria Estense, ma pure quello "mancato" di Frank O. Gehry per la Porta in piazzale Sant'Agostino, bocciata nel...
Il busto di Francesco I. Sempre lui. Quello in marmo del Bernini di cui va fiera la Galleria Estense, ma pure quello "mancato" di Frank O. Gehry per la Porta in piazzale Sant'Agostino, bocciata nel 1997 dal Ministero. Per le "Notti Barocche" la figura del Duca estense viene riscoperta da Franco Guerzoni con un gioco scenico che si svolge, anche oggi alle 18.30, nell'atrio di Palazzo dei Musei. Una rivisitazione con una "riproduzione" di libera reinvenzione in una sintesi di pensiero e immaginazione. Un'operazione anche spettacolare da rivivere nell'incontro tra memoria e coscienza, che si apre con un suono di campana tibetana e l'intervento dell'attore felliniano Vincenzo Poletti che scandisce con parole i quattro tempi della costruzione della figura di Francesco I su un grande cartone che reca già una immagine sbiadita, come fantasma, del principe ottenuta dall'artista con una particolare elaborazione di fotografica. Su polveri bianche di marmo che costituiscono il fondo si versano quelle nere di carbone, permettendo l'apparizione dell'immagine umana che sparisce, subito dopo, in modo violento, per aspirazione delle poveri compiuta dell'attore-allestitore Giorgio Tavernari, vestito da gran gourmet che si pone, metaforicamente, come mangiatore dell'icona. Il gioco impegna anche due studenti dell'Istituto Venturi. "E un lavoro - dice Guerzoni - sull'impermanenza dell'immagine, che passa dalla costruzione alla distruzione, mettendo in luce la sua evanescenza. Una sorta di carezza ad una visione, di bellezza assoluta, dell'opera del Bernini". L'operazione è in consonanza con il lavoro dell'artista, già in passato impegnato in interventi a Sassuolo per il Festival della Filosofia e ad Art-First" di Bologna, che impiega polveri per le sue "Archeologie senza restauro" presentate nel 2014 alla Triennale di Milano e al Mambo di Bologna.
Michele Fuoco
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