Pievepelago ci riprova: l’ex Coni è in vendita
Il prezzo d’asta dell’immobile crolla dai 1,6 milioni del 2011 a 944mila euro Operazione in perdita ma servirà a ripagare il mutuo contratto per acquistarlo
PIEVEPELAGO. Il Comune di Pievepelago ci riprova tre anni e mezzo dopo, sperando in miglior fortuna di mercato con un maxi ribasso. Torna in vendita il grande stabile ex Coni di via Matilde di Canossa, da cui si spera di ricavare ossigeno finanziario per le casse strette tra tagli, debiti e patto di stabilità. Il palazzo che fu casa albergo dello sportivo – non più utilizzato dal Coni dopo l’estate 2009 per la chiusura di diversi centri Fit – viene ora posto sul piatto a un prezzo a base d’asta di 944mila euro, con l’ora della verità stabilita per il mezzogiorno dell’11 giugno, alla scadenza dei termini per la presentazione delle offerte. Un importo sensibilmente inferiore rispetto a quello stabilito nel precedente tentativo del novembre 2011, dove si parlava di 1,6 milioni scontrandosi però con un deserto di offerte in uno scenario già pesantemente segnato dalla crisi immobiliare.
È da vedere se basterà uno sconto del 41% a invogliare qualcuno a farsi carico di una struttura che per il Comune ora come ora è una palla al piede. «Non ci serve, non rientra nella strategia di un ente pubblico fare imprenditoria turistica», osserva il sindaco Corrado Ferroni. Vendita insomma come male minore, ma comunque vada il tasto finanziario continuerà a dolere. Nel maggio del 2008 infatti il Comune allora guidato da Luca Mordini dispose l’acquisto dell’immobile per un importo di 1.302.000 euro autorizzando la sottoscrizione di un mutuo con la Cassa depositi e prestiti della durata di 25 anni che oggi costa circa 100mila euro annui per il pagamento delle rate. La scelta provocò una contestazione interna che portò alle dimissioni dell’allora assessore Ferroni, che era contrario all’acquisto per l’indebitamento che avrebbe provocato.
E ora si trova dall’altra parte sperando di poter rientrare almeno in parte dell’investimento che ha privato in questi anni l’ente pubblico anche delle entrate tributarie legate alla cospicua metratura. Se l’operazione andrà in porto, comunque si perderanno in partenza almeno 400mila euro, ma con il ricavato della vendita si potrà abbattere una quota consistente di mutuo.
Il condizionale resta d’obbligo in un contesto di mercato edilizio ancora boccheggiante e dove ormai per le seconde case si assiste a una flessione generalizzata di valore attorno proprio al 40%. Forse l’allineamento solleticherà qualcuno all’investimento su uno degli edifici simbolo del paese, forse no. Di certo i prossimi dieci giorni saranno vissuti con una certa trepidazione in attesa delle sospirate offerte.
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