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Suini, pronto il piano per fronteggiare la grande richiesta

Suini, pronto il piano per fronteggiare la grande richiesta

Pier Luigi Montorsi: «Sarà formata una nuova associazione per l’allevamento di maiali leggeri». Guerra all’importazione

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VIGNOLA. «Entro settembre, costituiremo un’associazione di allevatori di suino leggero, per cercare di dare una risposta al grande bisogno di carne di maiale che ha l’Italia. In tanti si lamentano della carne suina che l’Italia importa dall’estero, ma oggi questo è un fatto pressoché inevitabile, dal momento che come Paese produciamo solo dal 15 al 20% del reale fabbisogno». Con queste parole l’imprenditore vignolese Pier Luigi Montorsi, presidente di un gruppo di sette aziende attive nel settore della carne e dell’alimentare in genere, ha annunciato la nascita di una realtà tutta nuova per il comparto. «Rimane in piedi – ha proseguito l’imprenditore vignolese – la volontà del mio gruppo di investire in Albania, come avevo annunciato nei giorni scorsi. Tuttavia, viste le tante sollecitazioni che mi sono giunte da diversi allevatori di tutta Italia (per ora sono circa un centinaio), ho deciso di farmi capofila, con il supporto di altri amici imprenditori, di un’associazione che sviluppi l’allevamento del suino leggero in Italia, con massima attenzione per l’ambiente e per il benessere animale. Allo stato attuale, rispetto al consumo reale, la situazione del nostro Paese è altamente deficitaria. In Italia produciamo 10 milioni di suini, ma consumiamo 90 milioni di cosce. Non si può neanche non guardare in faccia alla realtà e continuare a produrre solo suino pesante (ovvero oltre i 160 chili, mentre quello leggero è di circa 110 chili), poiché non è redditizio e non fa produrre fatturato agli allevatori. I paesi che hanno compreso questo meccanismo, stanno facendo affari d’oro con l’Italia, quando invece potremmo produrre suino leggero a casa nostra, con i nostri parametri di qualità, ricavando centinaia di migliaia di posti di lavoro in più e risparmiando su tutti i costi di trasporto. Di qui, nasce l’idea di creare una grande aggregazione di allevatori, che possano intercettare in questo modo i fondi europei messi a disposizione per l’agricoltura. Un problema da affrontare in una maniera nuova – ha proseguito Montorsi – sarà anche l’impatto ambientale di questi allevamenti, che dovrà essere 0. Noi disponiamo delle tecnologie per rendere possibile tutto questo, con impianti di trattamento per gli scarti animali e le feci, in modo da eliminare i pericolosi nitrati e produrre concime di qualità. Se non sarà possibile realizzare tutto ciò nel modenese, lo faremo nel ferrarese, dove sembra si stiano concentrando gran parte degli aiuti europei per l’agricoltura destinati all’Emilia Romagna. In ogni modo – conclude Pier Luigi Montorsi – occorre invertire la rotta e cominciare realmente a produrre suino leggero a casa nostra. Chi è interessato ad aggregarsi può contattarmi a info@sami.mo.it». (m.ped.)

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