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IL CARPI CALCIO NELLA STORIA

Benetti e Pettenati: da generazioni passione biancorossa

Benetti e Pettenati: da generazioni passione biancorossa

Ci sono passioni sportive che si tramandano di generazione in generazione, di padre in figlio e da nonno a nipote. Questo è il caso del grande cuore biancorosso che pulsa in Paolo Pettenati,...

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Ci sono passioni sportive che si tramandano di generazione in generazione, di padre in figlio e da nonno a nipote. Questo è il caso del grande cuore biancorosso che pulsa in Paolo Pettenati, consigliere comunale e prima ancora tifosissimo del Carpi Calcio. Paolo e almeno cinque dei suoi cugini devono il loro attaccamento alla squadra cittadina alla figura del nonno, personaggio cruciale nella storia di Carpi, importante sia sul piano economico sia sportivo. Pettenati è nipote di Stefano Benetti, detto Walter, fondatore della ditta Centauro, grande fabbrica che sorge sulla strada per Limidi e che ha dato lavoro a tanti.

«Oltre alla grande passione per il lavoro - dice Pettenati - mio nonno teneva moltissimo allo sport, praticandolo in prima persona: gli piaceva moltissimo giocare a calcio. Poi divenne dirigente del Carpi Calcio e ha partecipato alla promozione in serie C per la prima volta negli anni Sessanta».

Perché è stata importante la figura del nonno nel coltivare la tua passione per il calcio?

«È stata fondamentale perché io ho vissuto a stretto contatto con mio nonno i primi anni della mia vita, durante i quali mi ha inculcato valori fondamentali, tra cui l’amore per lo sport – prosegue Paolo – Valori che lo rendevano molto amato da tutti quelli che lo conoscevano: alcuni dipendenti musulmani sono entrati in chiesa per il suo funerale, dimostrando una stima che supera gli ostacoli religiosi. Da giovanissimo mi portava a vedere il Carpi, ricordo che alla fine degli anni Ottanta ascoltavamo via radio le partite oppure andavo allo stadio con lui e insieme distribuivamo gli abbonamenti per la Centauro. Mio nonno è stato consigliere di amministrazione del Carpi e quando qualche giocatore si distingueva per imprese spettacolari in campo, lui gli metteva dei soldi nelle scarpe come premio. E rimaneva malissimo quando qualcuno gli chiedeva, in dialetto: “chi prendiamo quest’anno?”, poi magari non veniva nemmeno allo stadio a seguire le partite. Oggi la sua passione vive attraverso noi tifosi: in cinque su dodici siamo tifosissimi e continueremo a seguire il Carpi. La promozione in serie A è un regalo anche per tutto quello che lui ha fatto per la società, anno dopo anno. Anche quando non è più stato dirigente ha sempre manifestato sostegno al Carpi, senza abbandonarlo, come faremo noi nipoti», conclude Pettenati. (s.ar.)

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