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Dal donatore al paziente ecco il percorso del sangue

Dal donatore al paziente ecco il percorso del sangue

Le sacche arrivano al Centro trasfusionale del Policlinico per essere trattato I medici sottolineano l’importanza della possibilità di donare anche il plasma

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Il donatore dona il sangue ma non solo, può donare anche il plasma attraverso la plasmaferesi, un procedimento che si effettua sempre all'Avis.

Il sangue infatti, come ci spiega il medico del centro trasfusionale del Policlinico Giovanni Battista Ceccherelli è composto da globuli rossi, bianchi e piastrine che sono "sospesi" in un liquido, il plasma, dove sono disciolti proteine, zuccheri e grassi.

«Il plasma - spiega Ceccherelli - è un elemento molto importante e aiuta a trattare i pazienti che hanno problemi di coagulazione, curare malattie infettive e anche ustionati».

Quindi il sangue e il plasma, che vengono raccolti dall'Avis sono indispensabili per la sanità ed il loro uso è di tipo sostitutivo e vengono utilizzati per rimpiazzare qualche componente di cui il paziente è carente e possono arrivare anche in tempi record :«Se abbiamo un'emergenza - continua Ceccherelli - e ci serve una grande quantità di sangue in poco tempo, chiamiamo l'Avis e loro il giorno dopo arrivano con le unità raccolte».

Una volta arrivato al centro il sangue intero deve essere separato per poter ricavare il plasma. Poi il plasma ricavato viene mandato presso un'azienda farmaceutica in provincia di Lucca che si occupa di lavorare il plasma e di restituire al servizio regionali dei plasma derivati. Mentre invece per le piastrine, anch'esse molto importanti, la separazione viene effettuata presso il centro trasfusionale attraverso appositi macchinari che separano il sangue dalle piastrine. «Le piastrine vengono utilizzate per chi ha danni al midolli spinale e poi vengono anche effettuati parecchi controlli ulteriori sul sangue e sulla sua "salute"». Un servizio quindi efficiente e collaborativo :«Dopo l'arrivo, grazie ai volontari Avis parte del sangue è già stato inserito nel computer e quindi noi abbiamo già i dati che sono nel codice a barre presente sulla sacca dei donatori».

Dopodiché grazie a dei macchinari molto avanzati ed innovativi vengono effettuate tutta una serie di analisi ulteriori per capire se il sangue è sano, si va alla ricerca di una possibile presenza di virus o altro che possa compromettere l'utilizzo del sangue. Dopo questi esami se tutto va bene il sangue viene etichettato ulteriormente dall'ospedale e può essere utilizzato. Si conserva in celle frigo ad una temperatura di 4 gradi e può scadere dopo 42 giorni circa. Un altro passaggio fondamentale è la tracciabilità, come racconta Ceccherelli :«Ogni sacca viene tracciata dal momento che arriva e noi sappiamo a chi è stata assegnata; questo è fondamentale per permettere il corretto utilizzo del sangue ed in caso ci fossero complicazioni. Ma la conoscenza del donatore è strettamente riservata al personale medico, perché nessuno, né il donatore e né il ricevente lo sapranno mai ma per noi è fondamentale». Al termine di tutti gli esami effettuati sul sangue arrivato dall'Avis si può dire che la sacca è "pronta": «Quando tutti gli esami sono finiti dobbiamo dire che la sacca è pronta, nel gergo medico diciamo che è valida e per renderla utilizzabile mettiamo un'etichetta di validazione che può essere stampata solo quando tutti gli esami sono finiti e risultano negativi».

Serena Fregni

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