Liliana Cavani: «Nella mia terra mi rivedo bimba e respiro libertà»
L’infanzia, le donne carpigiane memorabili l’angoscia per il silenzio al Campo di Fossoli
«Quando ritorno nella mia Carpi, mi piace tuffarmi nella meraviglia di quello stesso piazzale Re Astolfo e dello stesso incantevole e abbagliante Cortile del Castello che attraversavo quand'ero bambina e frequentavo le scuole elementari Fanti. Ogni mattina percorrevo il corso, osservando con stupore la Cattedrale, fino ad arrivare al Castello e al Gioco del Pallone, ovvero piazzale Re Astolfo: quand'ero piccola mi fermavo, rapita, a guardare il riflesso del sole che brillava su quelle immense opere architettoniche. Ancora oggi, quando torno in città e passeggio nella bellezza quattrocentesca, i miei polmoni si riempiono di libertà. È la stessa bellezza che potrà riscattarci dal volgare e dare valore alla vita».
Liliana Cavani ha firmato capolavori cinematografici di importanza mondiale come regista e sceneggiatrice: vive a Roma, a Trastevere, e si è trasferita da Carpi a Bologna per inseguire il sogno, poi ampiamente realizzato, di dedicarsi alla settima arte, il cinema.
Ma il successo internazionale non ha allontanato dalla "Corte dei Pio" la regista, che per ben tre volte ha raccontato la vita di San Francesco d'Assisi e, in ognuno dei suoi film, a prescindere dal soggetto, ha rinchiuso saldamente un pezzetto di storia della città in cui è nata e si rifugia ancora oggi, diventata donna il cui fascino è una miscela sapiente di concretezza tutta emiliana e creatività artistica dal respiro mondiale. E la prima cinematografica dell'ultimo Francesco di Liliana è stata presentata a Carpi, al cinema Corso, proprio in quel corso Fanti che la regista percorreva da bambina per andare a scuola. «Voglio molto bene a Carpi - prosegue la regista de Il gioco di Ripley - Ritorno qui a fare visita ai parenti, a trovare la mamma al cimitero, e ad immergermi in questa culla rinascimentale dove Aldo Manuzio insegnava al principe Pio i primi segreti della tipografia. Qui c'è stato un pre Rinascimento che ha portato Carpi nel cuore delle grandi rivoluzioni culturali europee. E qui ci sono state donne del calibro di Maria Nora, tra le regine delle magliaie, che hanno creato posti di lavoro e indotto».
La figura femminile di sua mamma è stata molto importante nella sua infanzia: lei l'ha fatta appassionare al cinema. Si mai sentita penalizzata, come donna, nella sua professione?
«Non ho mai creduto di avere meno diritti degli uomini: in casa uomo e donna avevano già una certa libertà mentale. Fin da piccola ho respirato un'atmosfera in cui le donne sapevano di potere contare qualcosa: loro hanno retto il dopo guerra... Cito un'altra donna carpigiana fondamentale per me: Romana Zelocchi, già presidente dell'Azione Cattolica, ora 96enne. Lei mi ha dimostrato un senso generale di fraternità che travalica la religione. Punto di vista interessante per me che sono stata allevata da una famiglia laica e ancora oggi lo sono pur trovando ricchi di riflessione i temi religiosi, come testimoniano i miei film».
C'è un argomento legato a Carpi che non è stato ancora approfondito a sufficienza e che le piacerebbe raccontare?
«Ricordo che, quand'ero ragazzina, intorno all'ex Campo di Fossoli regnava un'omertà incredibile, un silenzio raccapricciante che non permetteva di conoscere l'orrore che quel luogo ha visto. Un lembo di terra da cui partivano uomini e donne come noi, fatti prigionieri e resi come bestie, per poi essere smistati verso Auschwitz e gli altri lager. Io sono cresciuta proprio nelle vicinanze dell'Ex Campo, e non ne veniva fatta parola, forse, azzardo, per problemi di tipo politico. Eppure, quando penso a tutto quello che ha patito Primo Levi, che è stato rinchiuso in quell'inferno a Fossoli, mi si stringe il cuore. E mi si stringe il cuore pensando a tutti gli altri prigionieri…».
Tra tutte le star del jetset che ha diretto e conosciuto, con quali si è instaurato un sodalizio particolare?
«Il più grande attore che ho avuto senza dubbio è Mickey Rourke, persona dotata di grande sensibilità. Ed è un peccato che certi media l'abbiano dipinto come un pugile dal muso di bulldog proveniente dalla boxe per darsi alla recitazione, quando, in realtà, è un'anima bella. Proprio come cantava De Andrè».
Com'è la vita dietro a una macchina da presa?
«Credo che questo sia il mezzo che consente una comunicabilità più facile, efficace e vera di tutti».
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