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«Gaffe sui marò. Il sindaco si dimetta»

«Gaffe sui marò. Il sindaco si dimetta»

«Siccome sono riposato mo' la dico. Ok riportiamoli a casa i marò. Ok si poteva e si può gestirla meglio. Ma far girare la politica italiana intorno a questi due (che, da quanto si è appreso, qualche...

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«Siccome sono riposato mo' la dico. Ok riportiamoli a casa i marò. Ok si poteva e si può gestirla meglio. Ma far girare la politica italiana intorno a questi due (che, da quanto si è appreso, qualche cazzata l'hanno pure fatta), fa venire due bei marò. Oh le!». Una frase scritta in libertà, su una piazza pubblica come Facebook, sui marò e scatta la richiesta di dimissioni. Protagonista è il sindaco di Medolla (nella foto), Filippo Molinari (che insieme al sindaco Alberto Borghi di Bomporto è trai più assidui frequentatori del social network), a cui il capogruppo di Forza Italia dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord, Antonio Platis, chiede di «iniziare a a scusarsi, se non a pensare alla lettera di dimissioni».

Poi dopo le prime contestazioni, un altro post: «Si parla sempre di questi due militari, mai una parola per chi è morto in Afghanistan o altrove o presta ancora servizio li. In realtà si usano i marò per delegittimare il governo di turno. E due!»

«Dopo tutto quello che l'Esercito e le varie Armi dello Stato hanno fatto per il nostro territorio in occasione del terremoto, credo che nessuno, a maggior ragione un sindaco - attacca l'esponente di Forza Italia - dovrebbe permettersi di insultare chi porta la divisa. Neppure quella dei due militari che i tre governi non eletti dal popolo hanno tutt’ora abbandonato in India».

Queste dichiarazioni fatte per la Festa della Repubblica, «confermano - prosegue Platis - che la sinistra mal sopporta il Tricolore, le forze armate e tutte le festività ad eccezione del 25 Aprile. Visto che proprio ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva l'uniforme dell'Esercito come “abito di scena”, sarebbe interessante un suo intervento per prendere le distanze da chi, con la fascia tricolore al petto, denigra i militari e i marò».

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