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Divorzio breve, a Modena non c’è fretta

Divorzio breve, a Modena non c’è fretta

Tempi ridotti a sei mesi ma al momento non si registra la corsa ad usufruire della novità legislativa

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Divorzio breve? Ai modenesi non dispiace ma a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge a Palazzo di Giustizia non c’è stato l’assalto di coppie desiderose di ricominciare una nuova vita.

Per ora a Modena le richieste si contano sulle dita di una mano; gli avvocati si muovono con i piedi di piombo. Eppure la nostra città registrò nel 1970, anno in cui entrò in vigore la norma contestatissima, il primo caso di separazione. Arrivarono giornalisti da tutta Italia per intervistare la donna, che dimostrò di essere più che felice di sfilarsi la fede nuziale. Tutto l’opposto di quello che profetizzava la propaganda cattolica. Oggi invece il divorzio breve non è stato seguito da affollate manifestazioni di piazza, da milioni di violantini e migliaia di incontri, come avvenne quarantacinque anni fa. Il dibattito è stato tutto in Parlamento, cercando di rincorrere un’Italia profondamente cambiata, in cui matrimoni civili e convivenze hanno superato quelli religiosi.

«La società è cambiata - spiega l’avvocato Daniela Botti , specializzata in cause matrimoniali - Oggi l’aspetto formale, la rispettabilità rispetto ai genitori o all’ambiente di provenienza è diventata un concetto più elastico di una volta. I nonni si prendono carico dei nipoti, che sono sempre la parte più debole nelle separazioni. Credo che il divorzio breve renda giustizia a tutti coloro che hanno un accordo di fondo sull’ineluttabilità della scelta. Quella pausa di riflessione che fu introdotta con la legge del 1970, oggi non ha più ragione d’essere. I tre anni che sino a una settimana fa erano obbligatori prima di arrivare al divorzio sono anzi una fonte di conflitti tra ex coniugi che non si capiscono, non si parlano più: ogni decisione da prendere in comune è fonte di litigi. Meglio quindi la soluzione definitiva».

I tempi sono dunque ridotti. Oggi bastano sei mesi per presentare domanda di divorzio dalla data di accordo di separazione davanti all’ufficiale di Stato Civile, dopo l’accordo di separazione con l’assistenza degli avvocati oppure ancora dopo la separazione consensuale. I tempi raddoppiano a un anno in caso di separazione decisa da un giudice se non c’è accordo tra coniugi.

I costi? Mediamente, se non c’è discussione sui beni e sui figli, la tariffa forense viaggio poco sopra i 2 mila euro; se invece c’è da gestire la separazione delle proprietà o costruire accordi sui figli si arriva a 3-4 mila euro come minimo. Il “divorzio da 16 euro”, com’è stato chiamato, si ha solo in un caso. Se gli (ex) coniugi non hanno figli, nè beni in comune da dividere e sono pacificamente d’accordo sulla separazione, allora devono presentare un’istanza in carta da bollo al delegato del sindaco, cioè all’anagrafe, e poi ognuno torna libero. «La mia impressione - sottolinea l’avvocato Daniela Dondi, presidente dell’Ordine professionale - è che oggi tanti divorzi siano evitati per ragioni di costi. Con due affitti e i costi di mantenimento dei figli, quasi sempre a carico del padre, si fa molta fatica ad arrivare a fine mese. La crisi economica ha ridotto il numero delle separazioni, ma è solo per ragioni di convenienza. E le convivenze sono aumentate di pari passo».

Saverio Cioce

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