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Il nuovo vescovo di Modena Don Erio Castellucci

L’ex vicario Losavio: «Si troverà di fronte a fratture e pluralità»

L’ex vicario Losavio: «Si troverà di fronte a fratture e pluralità»

Due figure agli antipodi dipingono la situazione attuale Don Paolo Boschini: «Più attenzione ai problemi della città»

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Monsignor Paolo Losavio è l'ex vicario generale della Diocesi; don Paolo Boschini è parroco della Beata Vergine Addolorata, uno dei parroci di frontiera della città. Abbiamo chiesto loro qual'è la situazione attuale della Diocesi e quali le attese per il nuovo vescovo.

Monsignor Losavio: «Abbiamo bisogno di un vescovo che sia con autorevolezza punto di riferimento e di comunione. Trova una situazione di pluralità, di frammentarietà e alle volte di fratture: mi sembra che ognuno tenda a coltivare il suo orticello. Dovrà essere attento a tutte le voci e alle realtà presenti che sono molte e ricche di esperienze: è difficile fare classificazioni in modo semplicistico tra parrocchie o preti progressisti e integralisti. Il vescovo dovrà sentire come dice il papa “l’odore delle pecore”. Si devono cercare nuove strade e non essere intrappolati da paure che ci fanno ritornare sulle strade ritenute scure della tradizione o del tradizionalismo. Si deve riprendere la strada del concilio vaticano II. Anche la chiesa modenese si sta scontrando con problemi sociali urgentissimi sconosciuti fino a questo momento: la nostra città si sta impoverendo, manca il lavoro per i giovani e bisogna imparare l'integrazione. Sono fiducioso che anche grazie al papa nuovo, le cose cambieranno».

Don Boschini aggiunge: «Io sottolineerei non tanto la differenza di impostazione delle diverse comunità e preti, ma ciò che ci unisce, cioè i valori che dobbiamo condividere. Secondo me sono tre: l'inclusione sociale, l'evangelizzazione e il dialogo. La chiesa deve essere più attenta ai problemi della città, ai nuovi poveri, agli immigrati, collaborando trasversalmente con tutti coloro che si impegnano su questi fronti. A Porta Aperta, a Portobello e alla distribuzione di viveri nelle parrocchia, quasi il 50% è ormai composto di italiani. Su questo fronte della solidarietà la diocesi di Modena è molto cresciuta. Anche la chiesa di Modena si scontra con un mondo secolarizzato: necessitiamo di una “nuova evangelizzazione”, cercando strade originali per annunciare il vangelo con modelli diversificati per i giovani e gli adulti, puntando sui valori della socializzazione e della condivisione, che trovano la città di Modena ancora sensibile. Sul fronte dei laici a Modena si è lavorato molto e i cristiani sono cresciuti in sapere teologico e in impegno consapevole. Con una fede sempre più adulta.

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Oltre all'Azione Cattolica che ha sempre fatto un prezioso lavoro di catechesi tra i giovani e gli adulti, ricordo che l'Istituto di Scienze religiose C. Ferrini è una buona scuola teologica frequentata da uomini e donne. Dal 1975 l'hanno frequentata migliaia di laici. Oggi un centinaio di “studenti” si stanno formando teologicamente a questa scuola. Hanno e avranno una ricaduta molto positiva nelle comunità parrocchiali».

Monsignor Losavio: «Da qualche anno sono il responsabile del diaconato permanete nella diocesi. È un'istituzione nata dal Concilio: sono uomini spesso spostati che predicano, fanno matrimoni e funerali, battezzano e benedicono; diacono, vuol dire al servizio di...; è una figura che sta trovando una sua fisionomia precisa e un ruolo autonomo non più come “servitore” del prete. A Modena ci sono 73 diaconi. Molte parrocchie specialmente della montagna, non hanno più il parroco. Negli anni passati diverse parrocchie sono state accorpate alla parrocchia del paese più importante dove alcuni preti facevano il servizio domenicale nelle chiese di “periferia”. Ma anche questo non funziona più: si è fatto di necessità virtù. In alcune parrocchie il diacono la domenica celebra una liturgia nella quale commenta le letture e distribuisce l’Eucarestia. E' il punto di riferimento per le liturgie, funerali, i battesimi, il catechismo e l'organizzazione delle sagre. Il diacono diventa il punto di riferimento per i cristiani della parrocchia che si sentono responsabilizzati e si impegnano per la sopravvivenza non solo della parrocchia ma della stessa comunità civile. Il diacono tiene vivo i piccoli centri ormai abbandonati da scuola, negozi e farmacia... Ad esempio Pier Luigi Maselli a Montese, Battilani Roberto a Monchio, Ennio Baschieri con la collaborazione della moglie a Benedello. Forse è un segno profetico o un’indicazione per il futuro; il diacono ha preziose potenzialità nella chiesa futura».

Chiude don Boschini: «Il mio suggerimento: in occasione della venuta del nuovo vescovo bisogna fare pulizia della nostra memoria, una sorta di reset per guardare avanti e ricominciare insieme». (b.m.)

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