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Usl, primario in pensione: ora chi raccoglie l’eredità?

di Serena Arbizzi
Usl, primario in pensione: ora chi raccoglie l’eredità?

Il reparto dell’ospedale di Carpi fiore all’occhiello con 10mila pazienti visitati ogni anno Il dottor Giorgio Guidetti: «Sarebbe un peccato disperdere i risultati ottenuti»

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CARPI. L’unità operativa di Vestibologia del Ramazzini, fiore all’occhiello su scala nazionale per qualità delle prestazioni e altissimo numero di visite effettuate, sta subendo forti trasformazioni. Nelle scorse settimane, infatti, è andato in pensione l’artefice dell’unità operativa, il dottor Giorgio Guidetti, luminare di fama mondiale in materia di Audiovestibologia e non è ancora chiaro chi raccoglierà l’eredità che Guidetti e il suo staff hanno creato negli ultimi anni.

L’unità operativa conta infatti, un numero di pazienti elevatissimo e provenienti da tutta Italia e anche dall’estero: basti pensare che le visite all’Audiovestibologia del Ramazzini sono 10mila in un anno, con una media di 50 visite al giorno. E c’è chi teme che, con le ultime tendenze che mirano ad accentrare all’ospedale di Baggiovara rispetto agli ospedali periferici, il servizio svolto dall’unità operativa possa andare, via via, disperdendosi.

Un’eventualità che il dottor Guidetti, il quale dopo il pensionamento dall’Ausl ha fondato il Vertigo Centre, spera non si avveri. «Ho creato il servizio di Vestibologia al Policlinico e nel 2010 l’unità operativa è stata trasferita nel nuovo poliambulatorio 2 dell’ospedale Ramazzini e, negli anni, abbiamo creato una vera e propria “cittadella” dell’Audiovestibologia, costituita da diverse sfaccettature. Basti ricordare che abbiamo creato anche il master di secondo livello in Vestibologia Clinica all’università di Pavia – spiega Guidetti – Ciò che traspare dalle ultime scelte fatte in materia è che il nosocomio carpigiano non sia considerato come un elemento cardine della sanità modenese. 

Da quando sono andato in pensione non sono stato consultato sulla mia sostituzione: spero che i miei tecnici di alto livello con i quali ho lavorato nella sanità pubblica vengano presi in adeguata considerazione e valorizzati. E spero, inoltre, che un domani ci possa essere collaborazione tra le varie specialità anche al Ramazzini: integrare le discipline a livello multispecialistico è sempre stato molto difficile… Ad oggi, sono solo le voci di corridoio che trapelano su una gestione collettiva, condivisa tra più medici, dell’unità operativa. Negli anni ho sempre richiesto, data l’elevata mole di lavoro, personale medico di supporto che, però, non è mai arrivato. E dire che il Centro di Rieducazione Vestibolare del Ramazzini era quasi l’unico ad essere inserito nel Servizio Sanitario Nazionale, al quale si può accedere mutualisticamente. Non si è mai riusciti ad innovare i modi di accesso al servizio che sono solo su richiesta specialistica o libero professionale. Sarebbe opportuno creare una condizione di accesso sulla base della richiesta del medico di famiglia».

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