Pd, con Bortolamasi si cerca la strada dell’unità
Ieri sera l’elezione del segretario cittadino: «Basta guerre di trincea tra correnti Dobbiamo essere in grado di proporre iniziative a chi sta fuori dal partito»
Cita Giacomo Ulivi per l’impegno in politica. Parte dai valori come punto non negoziabile nell’impegno civile che ha nella dignità del lavoro una delle sue prime manifestazioni. Si definisce uno storico mancato, e giocando con le parole sa bene che il momento storico del Pd è assai delicato.
Descrive bene le regole di ingaggio che lo hanno portato a questa scelta: «L’avversario politico non è il nostro vicino di banco, è fuori da questa assemblea e dai nostri circoli». Andrea Bortolamasi, da ieri sera nuovo segretario cittadino del Pd votato dall’assemblea comunale, lancia la sua sfida di unità da qui ai prossimi due anni, fino al 2017 per tenere insieme il partito. Riparte dai circoli, quelli nell’occhio del ciclone della manovra salva-Pd varata qualche settimana fa. Per i circoli spende più di una parola, li convince che non sapriranno nella loro essenza, rilanciati «in una modalità organizzativa in grado di proporre iniziative ed attività di partito inclusive ed attrattive, verso chi cerca - e sono più di quanti crediamo - spazio nel dibattito politico o semplice ascolto per le proprie opinioni. L'esperienza delle primarie ci insegna che, senza inflazionarle o trasformarle in guerra tra bande, le persone rispondono, quando seriamente investite della facoltà di partecipare alle scelte».
Nel suo discorso ha anche una raccomandazione: «Dobbiamo però avere ben chiara una cosa, soprattutto a Modena: mentre noi ci percepiamo e ci presentiamo come “partito”, cioè come una parte, preoccupata ovviamente delle cosa pubblica nella sua totalità, altri “partiti” o meglio movimenti e forze politiche (alla nostra destra come alla nostra sinistra) si dichiarano o auto-proclamano come “cittadini”, “associazione di cittadini” e quindi rinunciano a presentarsi come parte, cercando di allacciare un contatto quasi empatico, con la cittadinanza. E' un passaggio decisivo su cui dobbiamo riflettere. Nella nostra città, proprio per questo, il nostro partito non deve mai perdere di vista l'ambizione di rappresentare la città nel suo complesso».
E in questo è doppiamente chiaro: «Basta guerra di trincea tra le correnti nel Pd di Modena. E no alle associazioni che diventano comitati elettorali, sì a quelle che portano idee».
Chiarisce anche sul suo legame con Bonaccini: «Siamo vicini anche di ufficio... Ma i bonacciniani non sono mai esistiti e io non sarò il primo in provincia, ho ampi margini di manovra. A Stefano fa piacere che si sia verificata l'ipotesi della mia candidatura unitaria, ma non dipendo da lui e lui non ha mai spinto in un senso o nell'altro».
Nel suo progetto per Modena mette la partecipazione, intesa non solo come le feste, la formazione, i Giovani Democratici e il legame tra il partito e l’amministrazione: «Può essere che il segretario funga da raccordo tra sindaco e presidente regionale, da cinghia di trasmissione». E in tempi di riordino delle province, siamo certi che ce ne sarà bisogno.
Davide Berti
@dvdberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
