Silvia Mezzanotte: "Da Heidi ai Matia. Tutto cominciò con nonna Lina"
L’artista, di nuovo voce dei Matia Bazar dopo una pausa per impegni da solista, si racconta, dall’infanzia trascorsa a Vignola nel Modenese, alla scuola, al successo, ai sogni nel cassetto.
VIGNOLA. «Vignola, per me, è la spensieratezza dell'infanzia: pur abitando a Bologna, infatti, da piccola trascorrevo lunghi periodi dalla nonna paterna, la mia mitica nonna Lina, che abitava nelle case popolari. Lì,insieme ad un nugolo di cugini e bambini, più o meno della mia età, si è formata la mia prima “compagnia”. E lì si è formata anche la mia passione per il canto che devo a nonna Lina, con la quale “duettavo” vecchie canzoni popolari. Anche se quella che mi ha indirizzato a questo lavoro, il mio primo “successo”, è stata “Heidi”. Poi è venuto “Lo spazzacamino”, che cantavo a squarciagola con la nonna. Più tardi è arrivata “Solo tu”, quasi una profezia. E intanto crescevo ascoltando le grandi voci del jazz, Sara Vaughan, Billie Holliday, e brani come “Misty” con i quali sognavo di calcare grandi palcoscenici».
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Da allora è passato tanto tempo ma i ricordi dell’infanzia restano vivi per Silvia Mezzanotte, cantante solista e voce dei Matia Bazar. Ricordi che riportano ad una ragazzina timida che non è poi cambiata più di tanto crescendo e diventando una delle cantanti più apprezzate e famose in Italia e non solo. «Anche oggi, quando devo salire su un palco, mi riprende un certo imbarazzo con il quale ho combattuto fin dagli inizi della mia carriera», spiega. Carriera che l’avrebbe poi portata in giro per il mondo, lei che, bambina prima e ragazzina poi, viveva le sue giornate tra tre luoghi distanti tra loro una manciata di chilometri. Tre infatti le città di formazione della giovane Silvia: Vignola, Modena e Bologna.
E se Vignola resta legata alla sua famiglia, ai ricordi in bianco e nero delle case popolari dove abitava la nonna, se Bologna è non solo il passato ma anche il presente, Modena è il luogo che l’ha vista studentessa, ragazza alle prese con i primi sussulti amorosi e con la definizione di sè. «Modena mi riporta agli anni dello studio e della scuola - dice - alla mia adolescenza, con le prime paturnie, i primi amori. Tutte le mattine da Vignola raggiungevo Modena, partenza alle 6, sul “doppione”, quella che noi chiamavamo la “corriera salvatrice”. Quell’ora di viaggio spesso infatti coincideva con l'ultima di sonno, raggomitolati sulle poltroncine del bus, oppure con l’occasione di un po’ di ripasso in vista di un’interrogazione o di un compito in classe. Ma non mancava mai nemmeno la voglia di giocare e di scherzare, quasi sempre, a danno dei più piccoli. Poi si arrivava a scuola, all'istituto magistrale. E lì che risate, ma anche che pianti quando le cose non andavano bene».
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Tanta nostalgia dunque per gli anni tra i banchi, per le prime uscite con gli amici, i primi balli nelle discoteche e ancora per Vignola rimasta un luogo importante per la cantante. «Ci torno spesso - dice infatti Silvia - a trovare i parenti, zie e zii particolarmente cari con i quali trascorro ogni Natale. E ritrovo sempre quella atmosfera magica che respiravo da bambina. Ma torno di frequente anche a Modena, dove ci sono ancora i miei amici più sinceri. Credo sia impossibile non mantenere legami con i luoghi della propria infanzia. Spesso sono in tour per il mondo, da sola o anche con i Matia Bazar, ma mi mancano i miei posti, l'affetto dei miei familiari, del fidanzato, degli amici, la dolcezza della mia labrador. Insomma un sacco di cose mi riportano sempre a casa con la mente e con il cuore. Anche se ho imparato a vivere nel presente, a stare nel mio quotidiano senza cedere ai rimpianti».
E gli amici di una volta?
«Del periodo studentesco mi sono rimaste alcune amicizie. Con altri ci teniamo in contatto tramite facebook. Poi ci sono le amiche del cuore, quelle con le quali ho condiviso tante avventure, Barbara, Donatella...».
E l’amore?
«Sono felicemente fidanzata da cinque anni con un uomo del tutto distante dal mio mondo, e per questo complementare».
Il successo è come te lo aspettavi?
«Il successo è come un animale selvatico. Da bambina pensavo che si potesse addomesticare, ma mi sbagliavo. Oggi dorme ai piedi del tuo letto, domani, al tuo risveglio, probabilmente se ne andrà. Preferisco costruire la mia solidità professionale con il buon lavoro, con la fame e la sete di chi è animato dalla passione per ciò che fa, nel mio caso per l’arte e la musica. Il successo poi diventa una conseguenza. Non è una regola universale».
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C'è ancora un sogno che vorresti realizzare?
«Sì. Ho molti progetti in mente che contemplano la voglia di rimettermi sempre in gioco in ognuna delle mie dimensioni, quella solista, quella accademica, e quella dei Matia Bazar. Magari sono sogni ambiziosi, ma se si sogna bisogna farlo in grande».
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