Bortolotti dei Cinquestelle: «Il sindaco Muzzarelli? Solo un bluff»
Il capogruppo dei Cinquestelle in Comune a Modena: «In un anno non è stato fatto nulla: salvo solo la pedonalizzazione di corso Duomo». In una lunga intervista ecco il suo giudizio sull'operato della amministrazione
MODENA. Un anno fa si sparavano gli ultimi colpi alla vigilia del ballottaggio che vide la vittoria a sindaco di Gian Carlo Muzzarelli. Marco Bortolotti, capogruppo del Movimento Cinquestelle, racconta il suo primo anno in consiglio comunale in un gruppo che, con cinque eletti, è la vera opposizione al Pd.
Tornasse indietro, a poco più di un anno fa, quando scese in campo e arrivò fino al ballottaggio, rifarebbe tutto?
«Certo, nessun ripensamento. È stato un anno duro ma molto stimolante».
Cambierebbe qualcosa in lei, ripensando allo scontro elettorale con Muzzarelli?
«Probabilmente l’atteggiamento, troppo rispettoso. Potrei essere un po’ più sfrontato ma non è nella mia natura. E nel Movimento Cinquestelle cerchiamo sempre di mettere al centro i contenuti e non i personalismi».
Un anno di lavoro, il primo in consiglio comunale per un gruppo grillino. Cosa ha funzionato e cosa no?
«Siamo un gruppo di consiglieri molto affiatati. Abbiamo sbattuto il naso contro la burocrazia e contro il sistema amministrativo che certamente non ha giocato a nostro favore: quando sei dentro ad un Comune, anche solo per capire come ci si muove serve tempo. Penso che tra di noi si sia trovato un modo produttivo di affrontare i temi anche grazie al legame col gruppo di attivisti modenesi. Nessun personalismo, tanto che presto cambieremo anche le cariche: capogruppo in consiglio diventerà Luca Fantoni, il vice Elisabetta Scardozzi. È la dimostrazione che al centro mettiamo i problemi e non i nomi».
Il rimpianto?
«L’impegno istituzionale e la macchina comunale hanno per un attimo tolto tempo all’attenzione che siamo abituati a mettere sui cittadini. Ma siamo tornati, abbiamo messo da parte l’impulsività dei primi tempi ed ora possiamo definirci rodati».
Quali sono i punti sui quali avete concentrato gli sforzi maggiori?
«Trasparenza e legalità. Sono stati il nostro motto in campagna elettorale, sempre supportati da una capacità di ascolto della cittadinanza che vuole essere il nostro tratto distintivo. Trasparenza e legalità ci sono sempre, a prescindere, e non mancheranno mai su ogni tema che andremo a trattare».
Lo si è visto sul Sant’Agostino, mediaticamente la campagna più forte.
«Noi non siamo contro il Sant’Agostino a prescindere. Noi siamo per la legalità e la legalità va perseguita sempre, anche su un bel progetto, anche se si vuole accelerare per vederlo realizzato il più in fretta possibile. La città ne ha bisogno? Bene, ma con trasparenza e legalità. Il discorso torna sempre qui. E se questa manca noi ci opponiamo e ci opporremo sempre, anche se fosse la cosa più bella del mondo».
È questa la vostra battaglia più rappresentativa di questo primo anno in consiglio?
«Nella mia classifica no. Tengo in particolare allo Sblocca Modena, dove il Comune cerca di vincere facile rivolgendosi sempre al suo mondo di riferimento, le cooperative. Andiamo a vedere che cosa succede nella piccola distribuzione e nei negozi di quartiere. Che cosa ha fatto per loro lo Sblocca Modena? Niente. È sulla presenza sul territorio e sulla sicurezza che si valuta anche un buon governo. E su questi aspetti l’amministrazione paga una colpa grave di inefficienza. Per questo abbiamo deciso di incontrare il piccolo commercio e portare avanti queste istanze. Ma è solo un esempio di quelle attenzioni che al Comune mancano».
Le minoranze sollecitano poco il Comune rispetto al passato. Vi sentite l’unica forza di vera opposizione?
«Ci siamo guardati intorno in questi mesi e la risposta è “sì”: siamo da soli. Per le istanze che abbiamo portato solo Per Me Modena ci ha in parte completato. Ma è un ruolo che giochiamo volentieri».
Quali saranno le battaglie delle prossime settimane?
«Stiamo portando avanti importanti analisi sulle grandi opere che caratterizzano la città, come Baggiovara o la Manifattura, o sulle scelte strategiche, come le nomine. E anche qui torna il problema della trasparenza su ciò che viene svolto, e come viene svolto. Non è cambiato nulla a Modena e non ci fidiamo. Per niente».
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?
«Non ci fidiamo per niente di Muzzarelli. Stanno semplicemente seguendo percorsi vecchi con un vestito nuovo».
Faccia degli esempi.
«In un anno di annunci è per caso cambiato qualcosa al casello di Modena Nord? Sulle Smart City avete per caso visto qualcosa di concreto? Lo sforzo per Expo vogliamo andarlo a misurare? Soliti nomi e soliti metodi. Bottura non ha bisogno di Muzzarelli per valorizzarsi, e tutti sarebbero stati capaci di fare un autobus per collegare il Mef, il Museo di Maranello e altre realtà. È questa la spinta? Tanti incontri, tante parole, bravissimi a raccontarla per le loro convenienze. Ma la realtà dei fatti è un’altra. Vanno avanti come sempre. Pensate alle aree F. Hanno anche il coraggio di dire che a qualcuna hanno rinunciato, ma quelle strategiche sono ancora lì. E si parla sempre di edilizia, Fratelli Rosselli e Morane sono sempre lì, altro che saldo zero».
Ma c’è qualcosa di buono, qualcosa che salverebbe?
«La pedonalizzazione di corso Duomo: mi auguro che vengano tolte anche le linee del filobus. Per il resto anche da qui in avanti vedremo ben poco».
E i 90 milioni di investimenti annunciati?
«E con quali soldi? Siamo già a giugno. Le aperture di Muzzarelli, vedete, sono false. La racconta bene, poi si ferma. È un bluff».
E la giunta? Come la giudica?
«Perfetta per Muzzarelli. Con un avvocato all’urbanistica evidentemente c’è da sistemare qualcosa che non va e non da progettare il futuro. Ma è solo un esempio».
Sembra arrabbiato.
«Per nulla, ma certamente molto deluso. Ecco perchè se tornassi indietro non voterei l’astensione al programma di Muzzarelli».
Vi abbiamo definito grillini atipici per il vostro modo di agire, efficace ma non urlato. Siete d’accordo con questa definizione?
«Siamo grillini, c’è chi è più vivace e chi meno, ma il movimento non si caratterizza per atteggiamenti personali, quanto piuttosto per la chiarezza dei fatti. E per tutti è una sola: mettere il cittadino al centro. Diciamo una cosa e la manteniamo. È chiaro che ci confrontiamo a livello nazionale, ma ogni territorio si muove in autonomia con gli attivisti per far crescere il movimento. È chiaro che ognuno ha il suo carattere».
Avete incontrato Grillo durante questo anno?
«No».
Nessuno vi ha detto: “bravi”?
«Ci siamo confrontati con persone del direttorio, vedi Di Battista, e insieme abbiamo affrontato passi importanti anche su temi nazionali».
Quanto è cresciuto il Movimento in questo anno?
«Tanto nei contenuti. Alcune persone hanno ridotto l’impegno, altre sono arrivate, tanti si sono avvicinati e ci seguono nelle iniziative. Normale che sia così dopo tante scadenze politiche forti come quelle che abbiamo vissuto, il ricambio è una ricchezza. La gente ci segue e noi discutiamo. Non per mettere bandierine ma per provare a cambiare qualcosa. Se un cittadino viene da noi e capiamo che andando dal sindaco la cosa si può risolvere, ce lo mandiamo ma senza metterci in mezzo. Non vogliamo che la persone dipenda da noi, non vogliamo il voto, vogliamo provare a cambiare uno stile mettendoci a disposizione».
@dvdberti
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