Gazzetta di Modena

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Rossi, investimenti per 15 milioni di euro

di Saverio Cioce
Rossi, investimenti per 15 milioni di euro

Open day all’azienda dei motoriduttori, presenti clienti da tutto il mondo Nel giro di un anno addio ai contratti di solidarietà per 900 dipendenti

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Un investimento di 15 milioni di euro per potenziare gli impianti produttivi, di cui 8 nei due stabilimenti modenesi. Un fatturato consolidato nel 2014 che ha toccato i 131 milioni e che centra il quinto risultato consecutivo in aumento. Una leadership consolidata e in crescita a livello europeo e mondiale oltre a una prospettiva di rientro dai contratti di solidarietà nel giro dei prossimi mesi, comunque nel 2016.

Sono queste le istantanee della Rossi SpA, la storica azienda modenese di motoriduttori e motori elettrici nata nel 1953, che ieri ha festeggiato con l’open day il potenziamento degli impianti produttivi in via Emilia ovest e di Ganaceto. Proprio in quest’ultimo stabilimento, costruito nel ’91, il management e la nuova proprietà hanno voluto presentare ai clienti arrivati da tutta Europa (e qualcuno anche da oltreoceano) la gamma dei prodotti, quelli già operativi e quelli in fase di gestazione. Abiti scuri, brevi discorsi ufficiali, quasi tutti in inglese in omaggio agli ospiti, e molti numeri a corredo di dati sempre positivi.

Dal 2009 l’azienda modenese è entrata a far parte del gruppo svizzero Habasit, con sede a Basilea, una conglomerata che conta 3.300 dipendenti in tutto il mondo. In Italia ce ne sono 900, tutti con la Rossi, che nel 2002 ha comprato a Lecce la Smei, specializzata in motoriduttori epicicloidali e che rimane un forte presidio produttivo, su cui saranno investiti nell’anno 7 milioni di euro. In totale il piano d’investimenti prevede tra il 2012 e il 2016 un piano quinquennale d’investimenti da 70 milioni. Una scelta operativamente obbligata per un’azienda in cui un quarto dei dipendenti è costituita da ingegneri e laureati.

«Il livello di competizione globale - ha avvertito dal palco il presidente della Rossi, Giovanni Volpi - è tale per cui dobbiamo anticipare i cambiamenti se vogliamo sopravvivere. Il nostro successo dipende dalla nostra capacità di capire in anticipo dove va il mercato». Mentre parlava alle sue spalle scorrevano le immagini delle realizzazioni aziendali, degli impianti creati su misura sulle esigenze dei clienti sparsi in cinque continenti, con filiali e stabilimenti che vanno dalla Polonia alla Malesia passando per il Brasile e il Sudafrica. Non a caso, con la pacata consapevolezza di essere un senior nella Habasit in cui ha lavorato per una vita e il raccordo operativo con l’azienda italiana, Volpi ha insistito sul paragone dell’evoluzione continua per restare al passo non dei concorrenti ma del mercato. «Gli attestati di riconoscenza per noi più importanti sono quelli che arrivano dai nostri clienti - ha sottolineato il direttore generale Giuseppe Bava - Spesso diventano nostri partner nella progettazione».

Per chi non conosce le dinamiche del settore basti dire che qualsiasi meccanismo, manovellismo o automazione che fa muovere ogni impianto in una catena di produzione è governato da un motore elettrico o un motoriduttore. Di qui il boom dell’azienda fondata da Gilio Rossi, geniale contoterzista modenese diventato produttore di prima grandezza, e poi nel 2009 la vendita agli svizzeri per affrontare la scommessa di un mercato ormai internazionale, con macchinari capaci di azionare impianti per caricare le navi come per produrre, nel macchinario più grande del mondo, pasta per 120 quintali nall’ora.

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