L’auditorium intitolato al giovane “Bart” Montanari
Una doppia cerimonia toccante, che da un lato ha onorato la memoria di una donna che con il suo genio ha reso un grande servizio all’umanità e dall’altro un ragazzino molto amato dalla comunità...
Una doppia cerimonia toccante, che da un lato ha onorato la memoria di una donna che con il suo genio ha reso un grande servizio all’umanità e dall’altro un ragazzino molto amato dalla comunità carpigiana che lo scorso anno se n’è andato troppo in fretta. Si è svolta ieri mattina l’intitolazione della scuola media di Cibeno all’astrofisica Margherita Hack e dell’auditorium attiguo a Bartolomeo Montanari, il 12enne scomparso nel sonno nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2014.
Alla cerimonia hanno partecipato studenti e insegnanti, con il sindaco Alberto Bellelli. La mattinata è stata introdotta dal preside, Tiziano Mantovani, che ha scandito i due distinti momenti celebrativi.
«L’intitolazione a Margherita Hack ha un significato profondo per noi - ha chiosato - vuole dire trasmettere valori importanti come la capacità di mettersi sempre in gioco, una qualità fondamentale nella vita, di cui il grande genio della Hack ha dato ampia dimostrazione. D’altra parte, ugualmente spontanea è stata l’idea di dedicare il nostro auditorium a Bartolomeo, un alunno di prima C che aveva suonato il giorno dell’inaugurazione di questa scuola media. La sua scomparsa ha avuto un forte impatto emotivo tra i ragazzi».
La professoressa Vanessa Diamantidis ha ricordato che l’idea di intitolare la scuola all’astrofisica è scaturita pochi giorni dopo la sua scomparsa.
Alla cerimonia ha preso parte anche la mamma di Bartolomeo Montanari, Cinzia, che ha raccontato quanto fosse forte l’amore per la musica del suo “Bart”. «La proposta di dedicargli l’auditorium ci ha riempito il cuore - ha detto - Era profondamente legato alla musica, che oggi viene definita una delle arti perfette, una degna compagna di viaggio. Quando entro in camera di Bart, vedo la sua chitarra blu e ricordo quando batteva il ritmo con il piedino sull’angolo del letto per tenere il tempo. E quando non riusciva ad andare a ritmo si arrabbiava. Allora interveniva suo fratello per insegnargli come fare. Questo auditorium è un regalo grandissimo che ci fa sentire la vicinanza di tutta la città».
Serena Arbizzi
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