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Roccapelago ha aperto il “museo delle mummie”

di Daniele Montanari
Roccapelago ha aperto il “museo delle mummie”

Dodici i resti esposti e lasciati esattamente dove vennero scoperti nella chiesa Teche con anche i tessuti dei vestiti. I sindaci: «Ora farlo conoscere ai turisti»

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PIEVEPELAGO. È stata la giornata più importante ieri per Roccapelago, assunta agli onori delle cronache da quasi cinque anni per la sensazionale scoperta nella chiesa di San Paolo. Per le ormai celebri mummie rinvenute nella cripta è stata l'ora dell'inaugurazione della loro “casa” ufficiale: il Museo destinato a diventare una perla territoriale senza precedenti. Questa convinzione ha chiamato a raccolta per l'occasione sindaci, consiglieri regionali, senatori, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e soprattutto gli esperti che hanno seguito tutte e fasi di gestione di questo eccezionale patrimonio. «Per me questa chiesa è sempre stata speciale – ha esordito il sindaco Corrado Ferroni – qui sono stato battezzato, qui ho fatto il chierichetto e qui sentivo sempre quando venivo un venticello curioso da giù. Un venticello che poi abbiamo scoperto aver fatto davvero una cosa eccezionale creando il microclima che ha conservato questi corpi. Adesso li esponiamo in un museo, che è un risultato grandissimo, ma dobbiamo impegnarci tutti a fare squadra per valorizzarlo». «Può essere un elemento di uscita dalla crisi», ha osservato il sen. Stefano Vaccari, «un traguardo per tutto l'Appennino», gli ha fatto eco la consigliera regionale Pd Luciana Serri. «È una realtà che va messa a valore – ha sottolineato il presidente dell'Unione Romano Canovi – ma nell'ambito di un sostegno all'economia montana che deve arrivare da vari livelli». «Ho seguito personalmente più di 500 scavi – ha notato Donato Labate portando i saluti del soprintendente Malnati – ma non mi è mai successo di vedere il sito trasformato in museo in così pochi anni». Quindi il focus su questi corpi così speciali, «non esposti in teche per rispetto della pietas, ma conservati nel luogo dove sono stati trovati perché quello che volevamo era comunicare un'emozione piuttosto che far vedere dei reperti». Dodici le mummie condotte nel museo fatto di tre sale, di cui una tutta dedicata ai tessuti dell'epoca, «che sono il fiore all'occhiello del museo», come ha rimarcato Iolanda Silvestri dell'Istituto regionale per i beni culturali. Le altre sono tuttora sotto studio a Ravenna, poi torneranno qui per l'omaggio e il rito funebre, così come ieri prima di entrare nel museo c'è stata la benedizione dei corpi esposti da parte del parroco don Elvino Lancellotti. E il giro ha dato davvero la sensazione di un «valore aggiunto per il territorio», come ha detto Stefania Cargioli per la Fondazione, ricordando che nulla si sarebbe scoperto se non ci fosse stato quel finanziamento iniziale per la ristrutturazione della chiesa. Ora bisogna fare fruttare il tesoro, che interessa anche la Bbc.

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