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Un grande amore “naufragato” nel golfo dei poeti

di Maria Vittoria Melchioni
Un grande amore “naufragato” nel golfo dei poeti

Il nobile e la borghese: l’incontro, la passione Poi quel bagno in mare per la ragion di stato

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Di quanto le favole influenzino la nostra vita ce ne accorgiamo spesso solamente da adulti. Non a caso le favole sono scritte proprio dagli adulti. E così, nonostante le rivoluzioni in piazza, gli slogan, i post e i gruppi neo femministi su facebook, ogni ragazza, o per lo meno un buon numero, in cuor suo, spera di trovare il principe azzurro, magari non a cavallo, magari non su di un suv, accontentandosi di uno che spinge il carrello all’Esselunga.

Eleonora partiva avvantaggiata in questa ricerca perché sua nonna era una contessa e suo nonno uno dei giuristi più famosi ai tempi della nascita della Repubblica. Per lei, sin dall’infanzia, c’era sempre un invito per le feste più esclusive, per i “diciottesimi” in smoking e abito lungo, per le raccolte fondi con i Cavalieri di Malta, per i balli nei palazzi storici più belli di tutta Italia. E proprio ad uno di questi balli, vestito del suo smoking bianco perché era piena estate e così vuole l’etichetta, incontrò Federico, il rampollo di una delle famiglie con più titoli nobiliari di tutta l’Emilia.

La location non era molto esotica, a meno che Sasso Marconi non lo sia, ma quella sera sarà stato il giardino pieno di fiori, saranno state le candele sistemate strategicamente per tutto il parco, saranno stati gli abiti da sera, il colpo di fulmine scoccò “devastante”. La più grande differenza, vuole il luogo comune, tra i ragazzi “borghesi” e quelli “nobili” sta proprio nelle “maniere”, nei modi, nell’educazione (a volte al limite del retrò) che i secondi dovrebbero avere a discapito dei primi. Così, quando Federico si presentò portandola all’interno del palazzo per poterle fare il baciamano (gesto che non si fa mai all’aperto) Eleonora era già completamente irretita. Quella notte ballarono, non contarono le coppe di champagne e risero tanto. Tanto fino a quando Federico non le chiese: “Eleonora e poi?” intendendo scoprire quale fosse il suo cognome e non riuscendo a trattenere lo stupore nel sentire che era solo “uno” (cosa permessa solo se ti chiami Agnelli). Lì per lì, Eleonora non ci fece caso, ma in seguito questo suo essere troppo borghese e per nulla nobile, non fu un particolare trascurabile.

“Omnia vincit Amor” sosteneva Virgilio, Federico ed Eleonora iniziarono a fare coppia fissa a tutti gli eventi mondani a cui erano invitati e quando era invitato solo lui, faceva di tutto per “accreditare” anche lei. Ma l’accredito più importante, quello di un pranzo con i genitori di lui, Eleonora lo ricevette solo dopo un anno di frequentazione. Quale miglior occasione di un week-end da passare in barca nel golfo dei poeti? La scena che le si parò davanti agli occhi sembrava uscita da un film di James Ivory: madre, padre e terribile fratello Lodovico, tutti vestiti di bianco l’attendevano con finta nonchalance nel salottino di poppa.

Dopo una lenta e attenta “squadrata” datale abbassando appena i quotidiani e le riviste che stavano leggendo, il padre decise di rivolgerle la parola. La madre sorrise senza mai aprire bocca e Lodovico la sottopose ad un interrogatorio che neanche la presunta Anastasia dovette subire per provare la propria identità. Che il clima le fosse ostile, Eleonora l’aveva capito già durante quell’anno di esilio dalla “magione padronale”, ma da ragazza intelligente non voleva credere che negli anni ’90, in una Repubblica dichiarata da una cinquantina d’anni, ancora potessero avere valore certe “gerarchie” sociali. Poi era forte dell’amore di Federico e quello contava più di ogni triplo cognome. Dopo un pranzo in cui a lei vennero servite le porzioni più piccole e le parti meno pregiate, senza che Federico intervenisse o scambiasse il suo piatto con il proprio, Eleonora cercò di fare amicizia con Lodovico, infondo avevano la stessa età e conoscevano un sacco di persone in comune.

Il “cadetto”, che già tollerava poco il fatto di essere secondo, non tollerava affatto che il fratello volesse far entrare in famiglia una che di positivo aveva solo il conto in banca. Le sue punzecchiature erano al limite dell’offesa, le sue battute sagaci e ciniche erano ancora più difficili da digerire dello sgombro. Ma il culmine lo toccò quando “accidentalmente” spinse Eleonora in mare e non avvertì nessuno dell’accaduto.

Fortunatamente la riva non era lontanissima, fortunatamente tutti i pomeriggi della sua infanzia passati alle Dogali avevano ora un perché, fortunatamente quell’episodio, toccata la riva, esausta, le fece capire che certi “animali” si sono estinti perché non hanno saputo adattarsi ai cambiamenti del mondo. Non fu difesa dal suo “principe” che non credette alle sue parole, ma preferì diplomaticamente credere alla versione del fratello che parlava di una scivolata fortuita.

Il regionale che la riportò a Modena era come il treno dei desideri che all’incontrario va, ma purtroppo non c’è favola che tenga (in tanti si dimenticano che Cenerentola era nobile, decaduta, ma nobile per citare il cinematografico Conte Max di De Sica) davanti alla “ragione di stato”.

Tutto questo ovviamente accadeva ormai parecchio tempo fa, prima dell’avvento delle varie Kate Middleton, Clotilde Courau, Letizia Ortiz.

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