Confindustria, fusione vera
L’associazione emiliana avrà un patrimonio unico in cui confluiscono i tre attuali
La vera notizia è annunciata in avvio di conferenza stampa da Valter Caiumi, presidente di Confindustria Modena che al Forum Monzani siede al centro del tavolo con i colleghi Vacchi di Unindustria Bologna alla destra e Maiarelli di Unindustria Ferrara alla sinistra. Caiumi comunica la firma del protocollo di intesa che vara Confindustria Emilia, nuova realtà associativa degli industriali dell’area centrale della regione già nota da tempo: «Confindustria Emilia - dice Caiumi - non è un’aggregazione parziale, caratterizzata da scelte prudenziali che nascondono dubbi e perplessità, o campanilismi, e lasciano la porta aperta a eventuali ripensamenti o marce indietro. Modena, Bologna e Ferrara faranno confluire i propri patrimoni nella nuova associazione: in Confindustria Emilia si attua una vera fusione perché avrà un patrimonio unico». E non c’è dubbio che si tratti di un atto significativo, una scelta netta dalla quale non c’è alcuna intenzione di recedere. Una scelta condivisa dagli industriali modenesi, che anche “a microfoni spenti” a margine dell’assemblea hanno tutti più o meno confermato il proprio convinto assenso alla fusione.
«Confindustria Emilia - ha detto Caiumi - diventerà una realtà costituita da 3.200 imprese che danno lavoro a 171.000 dipendenti, e all'interno del sistema Confindustria saliremo al primo posto per capacità manifatturiera. La fusione si pone due obiettivi, ovvero il potenziamento dei servizi alle imprese e quello della rappresentanza: è evidente che potremo assumere un ruolo significativo se si considera la realtà che andremo a rappresentare. Bologna, Modena e Ferrara sono legate profondamente al manifatturiero, insieme rappresentano il 49% dell'export della regione e il 6,5% di quello italiano. Questi numeri ci avvicinano alle performance, per esempio, di importanti aree industrializzate della Germania. Siamo convinti che questa sia la strada giusta per affrontare le sfide che le economie e i mercati in continua evoluzione ci chiedono di superare».
Quando si parla di fusioni, se non si tratta di una realtà che di fatto incorpora l’altra, l’ostacolo più ostico è la governance ma su questo punto Caiumi è stato lapidario: «L'obiettivo è l'associazione, non le poltrone, per cui non faremo rotazioni, nessun compromesso ma un coordinatore che guiderà questa fase di transizione che ci attende e poi, quando entro il 2018 la nuova realtà sarà operativa a tutti gli effetti, vere elezioni per il nuovo presidente unitario». La nascita ufficiale di Confindustria Emilia è prevista per il primo giorno del 2017 e prima dell'anno successivo il nuovo organismo dovrà essere operativo: «Facciamo tutto alla velocità della luce, non buttiamo tempo e quindi non buttiamo denaro» ha detto Caiumi.
Confindustria Emilia avrà patrimonio unico, governance unica ma le tre sedi e i vari uffici territoriali rimarranno operativi anche dopo la fusione. «E annunceremo come Confindustria Modena - ha aggiunto Caiumi - un progetto di restyling della nostra associazione che non è solo architettonico ma digitale. Questo proprio per fare in modo che sia pronta a lavorare in modo multimediale prima di tutto con le altre due associazioni, e poi con tutto il mondo che ci circonda».
Nel suo discorso in assemblea Caiumi ha poi spaziato lungo vari temi per sottolineare, dati alla mano, quanto realizzato a tre anni dal terremoto che ha colpito queste zone, i timidi segnali di ripresa dell’economia locale, la convinta approvazione del Jobs Act, definito provvedimento realmente innovativo con i contratti a tutele crescenti. Per passare poi al settore della ricerca e ai rapporti con l’università per evidenziare la costante collaborazione che sta garantendo ottimi frutti. Elogi all’amministrazione comunale di Modena e al sindaco Muzzarelli, presente al Forum Monzani con tante altre autorità e i rappresentati dei maggiori istituti di credito, per gli 80 milioni di euro da destinare agli investimenti sul territorio. Per finire con un accenno a Expo 2015, occasione di visibilità anche per i nostri territori. Ma la vera novità resta quel “patrimonio unico” che fa capire come si proceda realmente verso una fusione autentica.
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