Sel troppo “spaccata”, si dimette Monaco
Il coordinatore provinciale lascia: «Contraddizioni invivibili, siamo inconsistenti. E il Pd non ci ascolta»
Dimissioni a causa delle divisioni interne a Sel - basta leggere le cronache nazionali dei vendoliani e vedere anche costa sta succedendo a Bologna per l’appoggio a Virginio Merola - per favorire una discussione sui temi e le decisioni che il partito dovrà assumere, sofferenza per le politiche nazionali del governo Renzi e la ridefinizione degli obiettivi di Sel. Mescolate tutto questo e ne usciranno le dimissioni di Enrico Monaco da coordinatore provinciale di Sel.
«Lo faccio perché l'assemblea provinciale di Sel dimostra di essersi avvitata in uno scontro interno che l'ha, negli ultimi due mesi, isolata dalla realtà e dalla volontà degli iscritti. Una condizione, questa, causata dall'acuirsi dei conflitti riapertisi dopo le elezioni regionali dell'Emilia-Romagna, che già avevano visto il nostro partito spaccarsi a metà sulla decisione di allearsi ancora con il Partito Democratico».
È la contraddizione politica di queste settimane a smuovere Monaco: «Tali divisioni e incomprensioni sono ormai insostenibili: il cambiamento del quadro politico dopo la fine della coalizione Italia Bene Comune e le sempre più forti pressioni dovute all'azione del Governo Renzi, che procede nella sua opera di compressione dei diritti, impongono una riflessione profonda sulla nostra rotta. Pressioni che stimolano fino all'eccesso le contraddizioni di una forza come Sel che a Roma è saldamente all'opposizione del Governo e che invece sui territori della provincia di Modena è nella maggioranza dei casi alleata con il Pd. Un quadro sempre più incomprensibile agli occhi degli elettori e dei cittadini».
E Monaco rincara la dose: «Mi dimetto perché l'assemblea provinciale, l'organo che sceglie la linea politica del partito, non è più in grado di affrontare le contraddizioni che Sel vive. Questo comporta nella pratica l'inconsistenza del partito nel supportare l'attività nelle amministrazioni, dove fatichiamo moltissimo e troppo spesso raccogliamo poco (anche a causa di un Pd poco disposto ad ascoltare gli alleati); la relativa capacità di partecipazione e supporto ai conflitti innescati dalle decisioni del Governo: nelle mobilitazioni riguardanti il Job Act, la Riforma Costituzionale e la Buona Scuola siamo stati presenti, ma non come avrei voluto da esponente di partito e ancor prima da cittadino. Esempi come la progressiva privatizzazione di Hera o la mascherata esternalizzazione dei servizi pubblici negli asili nido ci indicano che il Pd ha cambiato pelle anche sui nostri territori. Lo vediamo ad esempio a Modena dove un sindaco decisionista e onnipresente come Muzzarelli limita con la sua azione il contributo degli assessori, che sembrano troppo spesso figure di contorno». (d.b.)
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