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Castelnuovo:«Giù la casa mobile dei nomadi» Il Consiglio di Stato frena

di Marco Pederzoli
Castelnuovo:«Giù la casa mobile dei nomadi» Il Consiglio di Stato frena

Ricorso di due nomadi di Castelnuovo contro un’ordinanza firmata 14 anni fa I giudici, interpellati dal ministero, fermano le ruspe e chiedono approfondimenti

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CASTELNUOVO. Un’ordinanza firmata nel 2001 imponeva la demolizione di opere abusive. Ma contro quel provvedimento si sono opposti, facendo ricorso al Presidente della Repubblica, T.D.B e D.D.B., che ora attendono di capire quale potrà essere la strategia dei giudici. Perché per quella vicenda - che ha come teatro Rimini - è stata messo in moto tutto il mondo giuridico.

Nel 2010, infatti, i due ricorrenti avanzano le loro perplessità sulla scelta di demolire quella struttura, chiedendo l’annullamento dell’ordinanza del 2001 di demolizione di opere abusive consistenti in “casa mobile su ruote utilizzata ad uso abitativo permanente e strada e piazzale in materiale inerte”. «Sostengono - si legge nel dispositivo - che il provvedimento costituisce un grave atto discriminatorio commesso dall’ente nei confronti di appartenenti alle minoranze Sinti e Rom e lesivo della loro legittima aspettativa d’integrazione con la società italiana, e ciò in violazione degli articoli 3 e 6 della Costituzione, della raccomandazione 1557/2002 adottata dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 25 aprile 2002 e della direttiva 2004/43/CE del Consiglio d’Europa», provvedimenti poi recepiti dall’Italia con un decreto legislativo.

Di quel ricorso si interessa il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, “direzione generale per la condizione abitativa”, che ha chiesto il parere del Consiglio di Stato il quale ha richiesto al ministero di fornire ulteriori risposte. Fino a quel momento, quindi, non potrà emettere un parere e così la “casa mobile su ruote utilizzata ad uso abitativo permanente e strada e piazzale in materiale inerte” non sarà toccata dalle ruspe così tanto in voga nell’ultimo periodo elettorale.

I giudici ritengono “opportuno, per completezza istruttoria - scrivono a gennaio - ottenere ulteriori informazioni in relazione alla previsione, nel piano urbanistico, di aree destinate alla realizzazione di campi per nomadi e alle prescrizioni in relazione non soltanto ad un campo di sosta, dotato unicamente delle attrezzature essenziali (bagni in comune, acqua, luce e servizi per la sosta) per ricevere i nomadi, ma anche ad un campo diversamente strutturato con piccole unità immobiliari stabili con le necessarie opere di urbanizzazione ed i servizi indispensabili, in grado di favorire la tendenza alla stanzialità dei nomadi Sinti, in attuazione della decisione del Comitato europeo per i diritti sociali del 7 dicembre 2005, che ha affermato nei confronti della Repubblica Italiana l’obbligo di favorire l’accesso dei nomadi alle abitazioni pubbliche».

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