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Ceramica, vola l’export e i ricavi a 4,9 miliardi

di Andrea Gilioli
Ceramica, vola l’export e i ricavi a 4,9 miliardi

Presentati da Confindustria i dati relativi al 2014: i conti migliorano del 4% Bene le vendite in Nord America. Il mercato domestico invece segna un -6,6%

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Sono stati presentati ieri mattina a Confindustria Ceramica, nella consueta conferenza di metà anno, i dati 2014 sul settore. Il comparto delle piastrelle continua a crescere, facendo segnare un aumento del 4% del fatturato (4,9 miliardi di euro) e dei metri quadri prodotti (382 milioni, +5%). Come ormai da diversi anni a fare da traino è l'export, che copre una quota dell'82%, pari a 4,1 miliardi di € (+ 6,2%), di cui 715 milioni costituiscono la produzione all'estero da parte di gruppi italiani. Male il mercato interno, che perde il 6.6%, fermandosi a 81 milioni di mq venduti. «La crescita del fatturato e i buoni risultati delle esportazioni – ha spiegato il presidente di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli - fa ben sperare per la ripresa e l'uscita dalla crisi nel corso del 2015 e del 2016. Il clima di fiducia è dovuto a più fattori, primo fra tutti il prezzo dell'energia che sta scendendo, purtroppo non per ragioni attinenti al nostro sistema paese. Positivo anche l'indebolimento dell'euro, che aiuta l'export, e il quantitative easing, che sta garantendo liquidità e tassi vantaggiosi. Tra le criticità rimangono i temi energetici, specie in riferimento alla tassazione della cogenerazione, che danneggia molte aziende, e agli incentivi per il solare, che debbono essere rimodulati. Fondamentale anche un miglioramento delle infrastrutture nel distretto e una riduzione della burocrazia, statale e locale. Come associazione stiamo poi portando avanti la battaglia per il rinnovo, nel 2016, dei dazi anti-dumping contro la Cina, che hanno evitato il tracollo del settore, e per la indicazione puntuale del 'made in'». Tra i numeri confortanti annunciati dal presidente Borelli l'aumento del prezzo medio delle piastrelle italiane (+2,8%), che conferma il trend della ceramica italiana verso produzioni di qualità e ad alto valore aggiunto. Meno rassicurante, invece, il calo di 6 unità delle aziende, in cui però rientrano anche operazioni di fusione, e il calo dell'occupazione, con una perdita di circa mille addetti (che in totale sono 19mila e 430). «Per far ripartire l'occupazione, la cui riduzione si è però in gran parte compensata grazie all'aumento dell'indotto, serve far ripartire la produzione e per fare questo serve che cambi l'atteggiamento del governo verso la casa, che da bene rifugio sta sempre più diventando un costo, a causa dell'elevata imposizione fiscale. Per far ripartire il settore serve anche ridurre la tassazione sugli immobili produttivi, e revocare l'assurdo aumento del valore catastale per gli stabilimenti che ospitano macchinari imbullonati a terra». Tra i mercati esteri più ricettivi il Nord America, una parte dell'Asia e l'Europa occidentale. Crescita anche per i paesi del Golfo, dove riscuotono successo i prodotti di lusso. Male, invece, l'Europa orientale, con il mercato russo che perde il 43% e i cui venti di crisi preoccupano le aziende che acquistano dall'Ucraina gran parte delle argille. In serata l'assemblea dei soci ha deliberato la conferma di Borelli come presidente dell'associazione di categoria fino al 2017.

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