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Il Borgo imbocca il viale del tramonto

di Serena Arbizzi
Il Borgo imbocca il viale del tramonto

Mirandola. Nel centro che ospita i negozi sfollati restano solo in 15: i costi troppo alti mettono a rischio la sopravvivenza

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MIRANDOLA. Uno scenario pieno di incognite si palesa sul futuro de “Al Borgo”, il centro commerciale di via Gramsci nato dopo il sisma come alternativa ai negozi in difficoltà a causa delle scosse di terremoto. Se, infatti, da un lato ci sono esercenti soddisfatti di come stanno andando gli affari, dall’altro ci sono molti commercianti che hanno pensato o di chiudere o di trasferirsi per ritornare in centro storico. Questo farà sì che nell’ultima parte del 2015, i commercianti all’interno del Borgo rimangano 15: una decina in meno rispetto ai 25 originari, con un conseguente aumento dei costi fissi suddivisi tra chi occupa la struttura e quindi con crescenti disagi.

«La premessa è che il Borgo nasce come struttura provvisoria, dall’esigenza dei commercianti danneggiati dal terremoto di delocalizzare la propria attività - commenta Morena Negrelli del negozio Punto Luce, all’interno della struttura - Noi, qui, siamo in deroga e potremo rimanere fino all’inizio del 2017. Poi dovremo andarcene, a patto che la proprietà non voglia mettere a norma tutto ciò che va adeguato, altrimenti saremo tutti destinati a ritrasferirci. Più il gruppo di commercianti che rimangono qui si assottiglia, più elevati sono i costi fissi da sostenere. E non possiamo chiamare attività nuove per una sorta di patto di non concorrenza con i negozi del centro, perché chi viene qui beneficia di agevolazioni. Sette commercianti se ne sono andati o hanno chiuso, altri due andranno via e uno chiuderà entro la fine dell’anno».

Tra coloro che si trasferiranno c’è Emanuela Trida dell’Officina della Maglia. «Mi sposterò in centro, in via Cesare Battisti con un’altra ragazza, Patrizia Malavasi, con la quale creeremo un particolare tipo di maglieria nostra - racconta Emanuela - A luglio inizieremo il trasloco. Speravamo che il Borgo potesse essere un’alternativa, ma non purtroppo non è stato così. Un po’ per il flusso di persone cambiato nel tempo, un po’ perché questa struttura, seppur bellissima, si sta decimando».

Anche Franca Pivanti del negozio Les Sacs traslocherà in via Pico entro la prima metà di settembre. «Subito dopo il terremoto, il Borgo si è rivelata una soluzione ottimale - aggiunge Franca - ma ora, qui occorre mettere a norma e si tratta di un investimento notevole: ciò significa inoltre che ognuno dovrebbe avere un proprio ingresso. Si tratterebbe di fare modifiche importanti… Il costo diventa quindi sempre meno sostenibile».

Contenta, invece, del Borgo e determinata a rimanere è Anna Terraglia di Pippi Calzelunghe. «I clienti iniziano ad apprezzare la struttura e noi siamo soddisfatti».

A sottolineare le difficoltà è anche Antonio Ibelli, presidente della società Al Borgo. «Arriveremo a contare 15 attività, il minimo previsto per statuto - commenta - e il minimo sotto al quale diventa difficile pensare di sostenere le spese. In più, non possiamo fare entrare un’attività commerciale che parte ex novo: chi viene qui dev’essere per forza un esercente che ha subito danni da sisma e non è facile attrarre nella nostra struttura chi si trova già a dover fare i conti con le spese del terremoto».

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