Papa: «No alla veggente di Medjugorje»
Anche la Diocesi prende posizione: «Non si farà in nome di un principio di prudenza e comunione con tutta la Chiesa»
SESTOLA. L’incontro del 20 giugno a Sestola con la veggente di Medjugorje Vicka Ivankovic non si farà in nome di un «principio di prudenza e di comunione con tutta la Chiesa». È quanto ha sottolineato ieri la Diocesi intervenendo con una nota ufficiale sulla questione che ha suscitato ampia eco mediatica in concomitanza con le prese di posizione di Papa Francesco al ritorno dal suo viaggio a Sarajevo e ribadite anche ieri nell'omelia della Messa a Santa Marta. In aereo Bergoglio aveva detto che intende pronunciarsi presto sulle apparizioni, rendendo pubblici i suoi orientamenti alla luce delle conclusioni a cui è giunta l’apposita commissione su Medjugorje presieduta dal cardinale Camillo Ruini, che ha consegnato uno studio di 3-4 anni.
Lo stesso Ruini ha detto di non conoscere le intenzioni del Papa, ma si dovrebbe tenere a giorni un’apposita riuni eone della Congregazione per la Dottrina della Fede per trarre le conclusioni generali e quindi arrivare alla presa di posizione ufficiale. Ma in questa atmosfera “sospesa” ieri Bergoglio ha criticato «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana» e hanno «dimenticato che sono stati scelti, unti», che «hanno la garanzia dello Spirito». Quindi quello che è parso un riferimento diretto a quanto accade nel santuario bosniaco: «Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio e vivono di questo?», si è chiesto.
«Questa - ha affermato - non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più». Messaggio chiaro insomma: la Madonna non manda emissari. Si situa in questo contesto la presa di posizione della Diocesi, che ha chiarito la dinamica che ha condotto all’annullamento dell’incontro di Sestola, il terzo dopo quelli che nel 2013 e 2014 avevano radunato migliaia di persone. «Agli organizzatori dell’evento - scrive la Diocesi - si è ricordato, su sollecitazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, che fino ad ogni ulteriore disposizione da parte della Santa Sede ci si deve attenere a ciò che è stato stabilito dai vescovi dell’Ex-Jugoslavia nella Dichiarazione di Zara del 10 Aprile 1991. «Sulla base delle ricerche finora compiute, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni di natura soprannaturale» e che pertanto non è consentito al clero e ai fedeli di nessuna Diocesi di partecipare a incontri o celebrazioni pubbliche nelle quali verrebbe data per scontata la loro attendibilità. A questo principio di prudenza e di comunione con tutta la Chiesa, anche la nostra Diocesi si è attenuta, in attesa di ulteriori indicazioni».
In seguito a questa comunicazione, si è deciso per lo stop «di comune accordo con la signora Vicka Ivankovic». Quindi il riferimento alle reazioni e ai commenti che sono seguiti «desta sconcerto e amarezza – chiosa la Diocesi - constatare come tale indicazione prudenziale sia stata interpretata come sfiducia nell’efficacia della preghiera o, come alcuni hanno superficialmente dichiarato, senza conoscere lo svolgimento dei fatti, mancanza di devozione nei confronti della Vergine Maria. Il culto e la venerazione della Santa Madre di Dio hanno il loro fondamento ultimo e definitivo nella Rivelazione, nella Parola di Dio e nella perenne Tradizione della Chiesa».
Da qui l'esortazione a tutti a non dare adito ad altre polemiche e ricostruzioni «che non hanno alcun fondamento nella realtà dei fatti» e la raccomandazione «di vivere e promuovere la comunione e l’obbedienza a quella Chiesa di cui la Vergine Maria è Madre sapiente e premurosa».
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