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INCHIESTA POLICLINICO

Penna digitale, la Pantaleoni risponderà ai pm

La dottoressa del Comitato Etico indagata per truffa spiegherà perché l’accusa è infondata

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Caso Policlinico: ora che l’indagine dei pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei è chiusa, tra i 40 indagati ha fatto richiesta di essere ascoltata dai due sostituti procuratori la dottoressa Monica Pantaleoni, la componente del Comitato Etico del Policlinico ai tempi del direttore generale Stefano Cencetti, coinvolta anche nell’inchiesta di Cardiologia e assolta. È indagata in merito a un caso che coinvolge, oltre a Cencetti, anche Riccardo Giusti, rappresentante legale della Giusti Srl, e Silvia Bosi, dirigente della Eli Lily, multinazionale del settore sanitario-farmaceutico. Secondo i due pm, «mediante artifici e raggiri», i quattro sono accusati di truffa perché sarebbe stata presentata all’autorità sanitaria e al Comitato etico una sperimentazione clinica sulla valutazione della cosiddetta “penna digitale” in uno studio sulle fratture vertebrali come “studio no sponsor”, ovvero non finanziato e privo di fini commerciali. Secondo l’accusa, il ruolo della dottoressa Pantaleoni sarebbe stato di impegnarsi a orientare il Comitato etico in senso favorevole a questa operazione occultando il fatto che lo studio in realtà era sponsorizzato e sottoposto alla direzione delle ditte produttrici e interessate alla commercializzazione della “penna digitale”. Riuscendo a far approvare dal Policlinico lo studio nel luglio 2012, la Giusti e la Eli Lily avrebbero così ottenuto un ingiusto vantaggio consistente nella promozione pubblica di queste tecnologie in vista della loro diffusione sul mercato con spese e mancati introiti per il Policlinico.

Fin qui l’accusa mossa sulla scorta delle indagini dei Nas. ma la Pantaleoni ha già presentato una memoria difensiva basata sulla tesi, che ora vuole provare anche davanti ai pm, che l’esito delle indagini dei Nas è non solo infondato ma si basa su un equivoco: i carabinieri di Parma hanno ritenuto sbagliando che la sperimentazione fosse stata proposta e sponsorizzata dalla Eli Lilly e dalla società Giusti, avendo la prima finanziato la sperimentazione con la somma di 25mila euro e dovendo la seconda mettere gratuitamente a disposizione della sperimentazione due penne digitali. Per dimostrare questo si cita anche il parere di un super-esperto, il dottor Antonio Parmentola, dipendente dell'Università degli Studi del Molise.

Questi spiega che l’aspetto principale da considerare è che i risultati del progetto sarebbero rimasti di proprietà esclusiva del Policlinico e inoltre non c’era alcun interesse commerciale da parte Eli Lilly per aver erogato un contributo finanziario quale donazione, finalizzata a sostenere i costi dello sperimentatore-proponente. Proprio perché i risultati finali sarebbero rimati al Policlinico, il sostegno economico della Eli Lilly non trasformava la sperimentazione clinica “no profit” in sperimentazione sponsorizzata. Non solo: il finanziamento di una sperimentazione da parte di un terzo non interessato ai risultati della sperimentazione è previsto dal regolamento delle sperimentazioni “no profit” del Policlinico.

Carlo Gregori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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