Celebrato in Vaticano e a Bologna
Un ricco “palmares” di importanti rassegne: le opere esposte in luoghi prestigiosi
Cinque Biennali di Venezia (più quella del 1968 quando, in seguito alla contestazione, rinunciò ad esporre), Quadriennali di Roma e numerose personali in musei e spazi di prestigio: il successo ha arriso a Carlo Mattioli in vita e anche dopo la morte nel 1994, con l'antologica alla Fondazione Magnani Rocca di Parma, al Cercle Municipal di Lussemburgo, al Museo della Cattedrale di Barcellona, alla Galleria Nazionale di Parma, al Braccio di Carlo Magno in Vaticano (2011, centenario della nascita), al Museo Morandi Bologna e al Musma di Matera. E Modena, città natale, resta da decenni nell'indifferenza più assoluta. L'ultima mostra, presentata da Attilio Bertolucci, risale al 1949, presso la Saletta degli Amici dell'Arte del Caffè Nazionale, ci si aggiunge quella, a livello privato, negli anni Ottanta, al Bulino di Mauro Bini. Qualche tentativo di "recupero" in mostre collettive a Pavullo e a S. Felice, negli anni '80 e '90. E in settembre, per il Festival Filosofia, si è "prenotato" Sassuolo per una mostra alla Paggeria. Un ritorno a Sassuolo, dove l'artista è vissuto, da bambino, per sette anni, in quanto, rivela la figlia Marcella, suo padre era insegnante nelle scuole secondarie e affrescava soffitti. Gli spazi limitati non consentono una mostra a vasto raggio.
Un'antologica con i fiocchi che la Galleria Civica di Modena si ostina da decenni a non fare, perché Mattioli non si è mai piegato ai giochi di "scuderia" di certi critici, non si è lasciato catturare "nelle spirali di formule fisse. Il disturbatore dunque - scriveva Carlo Ludovico Ragghianti - sia negato, respinto, ignorato". In compenso in città sono state fatte mostre, spendendo fior di miliardi di lire e milioni di euro hanno entusiasmato i direttori della Galleria Civica che le organizzavano, pagando, con i nostri soldi, un testo critico anche oltre i 15mila euro e se, qualcuno faceva sgocciolare il pennello, come la tedesca Grosse, all'interno della Palazzina dei Giardini, allora era permesso impiegare per l'operazione anche 115 mila euro. All'esaltazione dei direttori, che non potevano vantare "l'orgoglio della modestia", di cui parlavano i grandi critici Lionello Venturi e Edoardo Persico negli anni Trenta, si univa quello dei soliti pochi intimi visitatori, pseudoarchitetti e piantachiodi. E l'ostracismo continua nei confronti di un artista colto che ha portato il linguaggio informale a conservare la memoria del reale e il gusto per l'antico.
In questi giorni cinque quadri di Mattioli fanno parte della mostra di 600 opere dell'Archivio-Museo dello CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma, fondato nel 1968 da Carlo Arturo Quintavalle, che dispone di un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi, suddivisi in cinque sezioni. In verità pochi, in questa occasione, i lavori di Mattioli che aveva donato 450 opere allo CSAC, di cui era direttore Quintavalle, con la promessa di un permenente spazio espositivo.
Michele Fuoco
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