L’aiutino chiesto dai genitori di essere clementi agli scrutini non piace a prof e alunni di Modena
Dopo la lettera inviata dai rappresentanti agli insegnanti di prima superiore chiedendo clemenza per chi esce dalle medie si apre il dibattito: «Bocciare serve»
Nessuna “mutazione genetica”, «ma noi insegnanti facciamo il nostro lavoro». I professori rivendicano la loro etica all’indomani della lettera rivolta dai genitori a tutti gli istituti provinciali. Una missiva in cui i docenti erano invitati «a trovare la soluzione migliore per i nostri ragazzi», specie per coloro in attesa dei primi scrutini alle superiori. «Rispettiamo la nostra coscienza», replicano gli insegnanti. I maturandi? D’accordo con loro: «bisogna “bacchettare” gli studenti».
«Dobbiamo chiederci qual è la nostra idea di scuola - assicura Elisabetta Piccinini, insegnante d’italiano al liceo Sigonio - recuperando il concetto di educazione, senza pensare solo ai risultati quantitativi». «Bisogna “bacchettare” gli studenti - spiega Noemi, maturanda nell’istituto di via del Lancillotto - mentre i genitori tendono a proteggerli. Serve una scuola con più disciplina». Nella lettera si legge che gli studenti avrebbero “risultati disastrosi alla fine della prima superiore, soprattutto negli indirizzi ‘apparentemente più facili’, tecnici e professionali”.
«Perché non partiamo dalle elementari e dalle medie? - chiede il professor Cataldo, docente all’istituto d’istruzione superiore Fermo Corni - Bisogna fare come nella storia: guardare il pregresso». «Rispetto a dieci anni fa il livello di maleducazione è cresciuto - asserisce il docente Germano, insegnante di tecnologia nello stesso istituto - nei primi due mesi si cercano di colmare le lacune, poi bisogna “produrre”. Il tempo è poco, da qui l’insuccesso. Ogni insegnante ha però la sua coscienza».
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«Ci sono classi da trenta studenti - riprende Cataldo - dieci stanno al passo, venti giocano al cellulare, sono distratti, non s’interessano. Che fai? Se ascolti i genitori dei primi lasci dietro gli altri, se ascolti i secondi non vai avanti con i programmi. Una volta nelle classi c’erano diciotto studenti ed erano promossi quasi tutti, ora è più complesso. In Germania danno un’indicazione vincolante sugli istituti superiori in cui si possono iscrivere. Da noi, concluse le medie, i genitori non seguono le indicazioni che danno ai figli, poi si lamentano. Alcuni dicono che alle medie i figli avevano sette, ma i voti non sono automatici: ci sono tanti fattori, tra cui la famiglia. Agli insegnanti chiedono di fare “tutto il possibile”. Che significa?».
«È una polemica inutile - commenta Vincenzo Barbàra, insegnante di professioni tecniche - la scuola si occupa già della formazione dei ragazzi. Purtroppo mancano attrezzature e laboratori e i genitori si dovrebbero schierare con noi per questo. Promuovere gli studenti per forza non è giusto verso i compagni, anche se per noi ogni bocciatura è una sconfitta». «Sono stato bocciato e m’è servito - riconosce Lorenzo Menegatti, studente di quinta dell’Itis Corni - perché ho recuperato un metodo di studio».
«In prima da noi sono passati sei ragazzi su ventisei - aggiunge il compagno Francesco Orlando - in generale serve più educazione». «A volte i genitori tendono a proteggere troppo i figli», replica Andrea De Vivo. «Lasciano più libertà solo più avanti - concorda Filippo Bagnoli, del Guarini - in prima sono più protettivi». «Non siamo cattivi - conclude un insegnante di matematica e fisica dello stesso istituto tecnico per geometri - ci occupiamo degli studenti tutto l’anno».
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