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Ombre su Kale e sulla sede di Ubersetto

Ombre su Kale e sulla sede di Ubersetto

Il Gruppo ceramico turco, che aveva rilevato Fincuoghi ed Edilgres, ora chiude a Borgotaro

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Dovevano rappresentare la salvezza di uno storico gruppo ceramico sassolese, invece quattro anni dopo l'operazione pare andare verso la conclusione senza successo. Quando la grande azienda ceramica turca Kale acquistò gli storici marchi e stabilimenti Fincuoghi, Edilcuoghi e Edilgres, c'era fiducia nelle soluzioni che un gruppo di alto livello, di un Paese all'epoca emergente nel settore, avrebbe potuto trovare per il rilancio. Ma è di ieri la notizia che allo stabilimento dismesso da tempo a Sassuolo (e recentemente acquisito da un'altra azienda del comprensorio) si aggiunge anche la chiusura della sede di Borgotaro, che per ora era rimasta fuori dai discorsi di dismissione, con mobilità per tutte le 122 persone impiegate, al termine della cassa integrazione straordinaria prevista per il 9 luglio.

I sindacati parmensi sono stati colti di sorpresa, perchè nessuna soluzione drastica era stata prospettata, si attendeva un possibile piano di sviluppo. Ma con Sassuolo chiusa da tempo e con la fine della sede parmense, si profila destino analogo anche per la Kale di Ubersetto di Fiorano, dove a fine novembre 2014 il personale aveva scioperato e picchettato in massa contro gli esuberi annunciati (circa 40). Anche qui la cassa integrazione (a rotazione e al 50 per cento) scade a luglio e a questo punto, con il gruppo in fase di totale dismissione, le possibilità che la sede, ormai solo commerciale e non produttiva, resti aperta sono minime. Gli stessi sindacati nei primi tempi avevano provato a cercare accordi, contratti di solidarietà, soluzioni part time che erano state tutte rifiutate. Secondo quanto l'azienda ha riferito a Borgotaro, il nuovo obiettivo sarebbe di lavorare conto terzi, lasciando quindi spegnere, salvo acquisizioni da parte di altri, gli storici marchi Edilcuoghi e Edilgres. Ma anche questa soluzione avrebbe luogo in altra sede perché quelle esistenti non sono ritenute adeguate. Quale sia però il nuovo stabilimento individuato e dove, non si sa. Non avrebbe più nulla del progetto originario e appare come un tentativo di uscita soft da un mercato e da un'azienda che forse si riteneva di poter interpretare più facilmente di quanto poi accaduto. L'unica speranza dei lavoratori e dei sindacati resta un piano di esodi che sia gestito nel modo meno traumatico per i lavoratori (che nella sede fioranese erano una sessantina).

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