“Vendeva” i morti: necrofora imputata
Addetta alle Camere Ardenti rischia processo: secondo l’accusa procuravaa, in cambio di denaro, funerali alle agenzie
Oggi si terrà davanti al gup Eleonora De Marco l’udienza preliminare che vede imputata I.A., per molti anni necrofora alle Camere ardenti dell’ospedale di Baggiovara (oggi lavora altrove). La donna, residente a Modena, è imputata per tentata concussione e molestie; la difende l’avvocato Vera Benini. Contro di lei si costituirà parte civile l’agenzia di onoranze funebri Cofim, che ha sollevato il caso, assistita dall’avvocato Roberto Chiossi. Secondo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Maria Angela Sighicelli, in più occasioni la necrofora avrebbe abusato dei suoi poteri di dipendente Ausl facendo sì che alcune agenzie di onoranze funebri modenesi le dessero una mazzetta in denaro contante per essere favorite o per fare ciò che era già adibita a fare, la vestizione della salma, che in alcuni casi ha rifiutato di fare. Non solo: avrebbe molestato anche i dipendenti di agenzie funebri impedendo loro l’accesso alla salma e costringendoli a fare intervenire la Coopservice. I capi di accusa riguardano il periodo tra il 2009 e il 2010. Nelle indagini condotte dalla polizia emergono alcuni casi tra le decine di segnalazioni iniziali, ma sono significativi del tenore delle accuse mosse che riguardano un sistema di assegnazione di morti alle agenzie colluse e per procedure dietro pagamento illegale di denaro. Casi di concussione, insomma. L’accusa non ha però prodotto casi compiuti ma solo tentativi. Di questi si parlerà oggi. In particolare, le indagini elencavano episodi inquietanti che avvenivano sempre alle Camere ardenti di Baggiovara dove l’imputata lavorava. Nel febbraio 2010, ad esempio, un modenese accorso per il decesso della nonna all’ospedale ha visto la necrofora salutare un uomo che poco dopo gli si è presentato come un dipendete di una nota agenzia funebre di Modena per offrire i servigi funerari. Tempo prima, una funzionaria Ausl a lei superiore aveva invece notato che la necrofora compilava in modo anomalo il registro delle salme: sbianchettava i dati rendendo illeggibile cosa c’era sotto. La funzionaria aveva segnalato più volte questo fatto alla Direzione sanitaria, oltre agli allontanamenti della necrofora e soprattutto era stato segnalata la presenza indebita di dipendenti di due importanti agenzie funebri che entravano e uscivano senza motivo nel suo ufficio.
Un altro oggetto di lamentele e segnalazioni riguardava poi la vestizione delle salme, incarico specifico della necrofora ora imputata. Per fare questa operazione lei chiedeva denaro e se le agenzie si rifiutavano faceva ostruzionismo adducendo scuse come lo smarrimento o i ritardi della compilazione delle pratiche burocratiche, la non corretta preparazione della salma e persino la sparizione delle viti delle bare. Infine, la dirigente ricordava la testimonianza di un operaio che aveva assistito alla spartizione di denaro illegale tra necrofori; ha anche raccontato che quando si sono accorti della sua presenza, questi avevano provato a offrirgli dei soldi che però ha rifiutato.
Nel materiale raccolto nel corso di indagini e denunce, emerge insomma uno spaccato per nulla rassicurante di come venivano condotte le pratiche mortuarie nelle Camere ardenti di Baggiovara. Soprattutto emergerebbe che si favorivano alcune agenzie funerarie (si parla di almeno quattro o cinque) e si chiedevano illegalmente soldi per vestire le salme. All’udienza si parlerà però solo di casi di concussione non riuscita.
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