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un carpigiano a san francisco

«Voglio diventare il re delle “app”: l’Italia è arretrata»

di Valeria Cammarota
«Voglio diventare il re delle “app”: l’Italia è arretrata»

Farà ritorno in Italia domenica, dopo una decina di giorni che sicuramente rimarranno impressi nella sua mente per sempre. Il carpigiano Guglielmo Faglioni ha solo 21 anni, ma un curriculum...

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Farà ritorno in Italia domenica, dopo una decina di giorni che sicuramente rimarranno impressi nella sua mente per sempre. Il carpigiano Guglielmo Faglioni ha solo 21 anni, ma un curriculum scolastico e professionale già di grande di rilievo: studente di ingegneria informatica, in questi giorni si trova a San Francisco per partecipare, insieme ad altri 350 studenti selezionati e grazie al programma Scholarship di Apple, alla Wwdc (la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple). «È un programma - spiega il giovane carpigiano - nato per incentivare i giovani a creare “app” (applicazioni per smartphone che hanno il compito di semplificare la vita delle persone, renderla più divertente, o comoda, o pratica), all’incirca 4 anni fa.

Hai progettato la tua prima app a 17 anni e, di recente, quaranta tue app sono state selezionate dalla casa di Cupertino per essere scaricate dall’Apple Store: cosa riguardano?

«La prima app l’ho creata nel 2010 per fare scherzi. Le quaranta applicazioni selezionate di recente - che hanno generato quasi 3 milioni di download - si dividono tra quelle di intrattenimento e alcuni semplici giochi, tra cui Ruzzle Solver (un risolutore di Ruzzle), iBarzellette (l'app di barzellette più scaricata in Italia), Citazion (l'app di citazioni più scaricata in Italia) e TweetBooster (una piattaforma per aumentare il numero di follower su Twitter)».

Come si è svolta la Wwdc? «I vincitori della Scholarship sono stati invitati a partecipare a un evento di “orientation” domenica scorsa. Quindi, dopo il pranzo, si è tenuta una conferenza in cui alcuni dirigenti hanno raccontato la loro storia, come sono arrivati ad Apple e com’è il posto di lavoro. Nel primo pomeriggio ci è stato detto di trattenerci, fare tutte le domande che volevamo agli ingegneri Apple, poiché sarebbe arrivato un ospite speciale: Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple. Mi sono avvicinato, mi ha chiesto come stava andando e da dove venivo. Mi ha colpito la sua semplicità e la disponibilità nell’incontrare noi giovani sviluppatori, specie di domenica. Differenze tra scuola italiana e americana? «Negli Usa sanno che le app sono una cosa seria e non un passione per giovani fanatici di computer. Al “Keynote”, l’evento cruciale dell’incontro, sono stati condivisi gli ultimi dati dell’App Store: 100 miliardi di download e più di 30 miliardi di dollari pagati agli sviluppatori».

Quali sono i tuoi progetti futuri? Vorresti trattenerti all’estero?

«Mi piacerebbe restare in Italia, tuttavia la vedo difficile. Da quando ho iniziato a sviluppare app, mi sono state fatte numerose proposte da aziende leader nel mondo: nessuna dall’Italia. La tentazione è forte, tuttavia il mio obiettivo per ora è provare a far crescere la mia azienda, nonostante tutte le difficoltà che comporta il rimanere in Italia».

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