Bancarotta, otto imputati per il crac di coop Casamia
Vignola. Rinvio a giudizio per l’ex presidente e “donna dell’anno” Isabella Pini Sarà processata coi collaboratori anche con l’accusa di associazione a delinquere
VIGNOLA. Tutti rinviati a giudizio con l’accusa di bancarotta e di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta.
Si tratta della vicenda legata al crac della cooperativa Casamia, la coop che aveva associato un centinaio di famiglie intenzionate a costruire una casa a Vignola, così come a San Cesario e a Sassuolo e che ha coinvolto altre due coop di costruzione (Casaeffe e Progetto Casa), tutte presiedute da Isabella Pini, all’epoca dei fatti presidente provinciale dell'Unci (Unione Nazionale Coop Italiane), nonchè le cooperative Il Mattone, Ciclamino, Alfa e Opera.
Il rinvio a giudizio è stato deciso ieri in tribunale a Modena dal gup Losavio e riguarda gli esponenti, legali rappresentanti e quadri direttivi delle cooperative coinvolte a vario titolo nel crac pur non essendo fallite e ancora operanti.
Gli imputati sono la stessa Isabela Pini, poi Daniela Varrini, Lidia Coletta, Vincenzo Ferrari, Laura Ferrari (Il mattone), Pierino Mazzola, Pellegrini Gioconda (Cicla mino) e Sonia Zanella (Opera) .
Il caso partì nel 2009. A fronte di un grave dissesto economico le tre cooperative costituite per cdare casa a tante famiglie erano andate in liquidazione coatta amministrativa (il parallelo del fallimento), ma il Ministero dello Sviluppo Economico aveva nominato nel 2009 quali commissari liquidatori (chiamati quindi anche ad accertamenti sull’operato delle coop) parenti e collaboratori della presidente delle tre coop, Isabella Pini Ferrari di Modena, peraltro nominata l’anno prima donna dell’anno.
La Procura modenese iniziò ad indagare sulle circostanze innescate dall’esposto dell’avvocato Davide Guidi, che rappresentava molti dei soci delle cooperative, alcuni dei quali avevano versato i risparmi di una vita e si erano ritrovati chi appartamenti semifiniti ma impossibili da rogitare, chi un semplice scheletro di un condominio, chi un prato verde con tanto di rottami edili. Non certo la realizzazione del sogno di una casa.
Guidi aveva innescato la revoca ministeriale dei tre liquidatori, la nomina di un nuovo liquidatore e al tempo stesso l’avvio di un accertamento della Procura per bancarotta fraudolenta, che oggi viene quantificata in 20 milioni di euro. Da allora, tra rassicurazioni istituzionali e diatribe legate alla correttezza delle quantificazioni del danno patito, molti soci hanno maturato solo l’idea di concludere. Così, a Vignola, in dieci si dovettero sobbarcare costi aggiuntivi del 25%, passando dai 1500 euro al metro quadrato di partenza ai 1800 e alla contestuale rinuncia a chiedere una riduzione del prezzo per gli evidenti vizi di costruzione che erano stati rilevati dal perito. L’indagine era affidata al pubblico ministero Claudia Natalini.
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