Il ministro Poletti: "Lavoro, largo ai giovani"
Il responsabile del ministero del Lavoro a Modena per un convegno sul Jobs Act organizzato dalla nostra università: "I licenziamenti? Il lavoro più flessibile è necessario alle imprese"
MODENA. "Tenere insieme l'esigenza di rendere più flessibile l'uscita dal lavoro perchè la legge attuale ha costruito uno scalino troppo alto e ha reso la vita difficile ai giovani. Se manca turn over ci sono meno opportunità per tutti". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha risposto ai cronisti ai margini di un convegno organizzato dall’università di Modena sul Jobs Act e le prospettive sull’occupazione. Nella stessa sede ha aggiungento: "Abbiamo un debito pubblico grandissimo, figlio di scelte sbagliate fatte in precedenza anche sul piano previdenziale, ma oggi non si può scaricare sui giovani o sulle nuove generazioni il peso della previdenza. Non faremo altro debito per mandare prima in pensione chi oggi lavora. Dobbiamo dare una risposta equilibrata e rispondente alle urgenze. Se una persona perde il lavoro, è vicina alla pensione e non matura i requisiti per andarci, si tratta di un problema socialmente molto più rilevante di chi invece un lavoro ce l'ha e deve rimanerci un altro anno".
“I LICENZIAMENTI DIVENTERANNO NORMALI”. Il responsabile del dicastero non ha usato mezzi termini per descrivere quella che secondo lui sarà la normalità del lavoro dipendente. "Non possiamo immaginare che non ci siano licenziamenti, perchè il mondo del lavoro si ristruttura, i mestieri cambiano, ci sono tecnologie nuove che arrivano e distruggono il lavoro. E poi bisogna costruire nuove tipologie di lavoro. La nostra scelta non è quella di dire 'difendiamo il lavoro sul posto di lavoro', perchè non è materialmente possibile. Lo dimostra il fatto che abbiamo perso in questi sette anni un milione duecento mila posti. Il problema vero è fare in modo che una persona possa, se perde il posto di lavoro, ritrovarlo. Lo ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a margine di un convegno a Modena
“AMMORTIZZATORI SOCIALI? SORPASSATI” Poletti non si è tirato indietro quando ha dovuto intervenire sull’architrave dell’intervento statale nel mondo del lavoro, ovvero gli aiuti ai disoccupati. "Forse una delle cose più importanti nei decreti - ha detto ancora il ministro - è l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Dentro si dice anche quali sono gli obblighi della collettività rispetto a chi perde il lavoro. Vai all'anagrafe? Hanno l'obbligo di farti carta identità. Perdi il posto di lavoro? Il centro per l'impiego ha l'obbligo di registrarti, profilarti, capire come sei messo e farti una proposta di ri-orientamento e dopo sei mesi c'è la possibilità di avere un assegno che ti consenta di acquisire i servizi per il ricollocamento. Siamo lontani mille miglia dalla storia di questo paese che non si è mai posto questo problema.
"In passato si sono usati - e a volte con abusi - gli ammortizzatori sociali secondo la logica che dice 'intanto ti aiuto, poi speriamo che te la cavi, che il mercato riparta'. Noi non ragioniamo così, noi ti aiutiamo in una prima fase di sostegno al reddito, ma poi tu ti devi attivare e io con te perchè tu trovi un nuovo posto di lavoro. E' un impianto europeo, l'Italia doveva fare questa scelta vent'anni fa, non l'ha fatta e abbiamo tutto questo tempo".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
