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Kale, allarme per la sede di Ubersetto

Kale, allarme per la sede di Ubersetto

Dopo la chiusura a Borgotaro sono a rischio i 70 posti di lavoro ma i sindacati attendono un tavolo di trattativa

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Kale Italia smobilita, ci sono rischi ma forse non tutto è perduto per i lavoratori che ancora frequentano lo stabilimento di Ubersetto. La Kale turca è entrata sul mercato italiano quattro anni fa rilevando marchi e stabilimenti della Fincuoghi. Chiuso quasi subito lo stabilimento sassolese, è andata avanti con quello fioranese, che a fine novembre è stato interessato da un progetto di mobilità per una trentina di persone, e con quello di Borgotaro (provincia di Parma) che veniva dato per attivo. Invece l'annuncio a sorpresa di pochi giorni fa è che Borgotaro, con i suoi 122 dipendenti chiuderà e metterà tutti in mobilità. Ovviamente a Ubersetto sono preoccupati. «È chiaro che l'azienda turca – spiega il delegato sindacale Filctem Antonino Carlo – non è riuscita a realizzare il progetto di rilancio ipotizzato 4 anni fa e sta in qualche modo smobilitando e ridimensionando la sua presenza. Noi crediamo che almeno il marchio Kale Italia voglia mantenerlo vivo e che quindi non scomparirà completamente. Se Sassuolo è ormai chiusa e Borgotaro viene abbandonata, Fiorano potrebbe avere un destino diverso».

Nella sede a Ubersetto di Fiorano c'erano un centinaio di persone, a cui già in novembre è stata prospettata una mobilità “accompagnata”, per almeno quaranta esuberi, da realizzare entro la scadenza della cassa integrazione straordinaria, in luglio. Per chi non avesse accettato una mobilità “dolce” si sarebbe andati avanti comunque.

«A questa comunicazione dell'azienda all'epoca ci siamo opposti con scioperi e presidi, ma non c'è stata nessun trattativa positiva. Nel frattempo quindi, 27 persone se ne sono andate volontariamente e c’è un'altra dozzina, che viene dallo stabilimento chiuso da tempo a Sassuolo ed è già in cassa integrazione a zero ore da tempo e probabilmente uscirà alla scadenza. Per gli altri, una settantina circa, sarebbero possibili altre operazioni e manovre di sostegno, ma bisogna vedere se e quanto l'azienda le vuole attuare». La tendenza sembra di eliminare la produzione e passare a sede commerciale, con prodotti acquistati conto terzi. Nel qual caso, le settanta persone che ancora lavorano a Ubersetto, sebbene con ammortizzatori sociali, risulterebbero comunque troppe.

«L'idea è che vogliano restare a Fiorano ma che chiederanno un ulteriore ridimensionamento dell'organico. Nel frattempo nella direzione sono entrati molti elementi turchi al posto degli italiani, aspettiamo di vedere cosa accadrà al termine degli ammortizzatori sociali. La situazione è difficile, il margine di trattativa è sempre stato minimo, ma faremo il possibile per stare a fianco di questi lavoratori».

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