Gazzetta di Modena

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«Deve tornare il contratto a tempo indeterminato»

di Serena Arbizzi
«Deve tornare il contratto a tempo indeterminato»

«Ora è in aumento dopo tanta precarizzazione ed è la cosa più importante» «Proviamo il salario minimo e siamo intervenuti sulle dimissioni in bianco»

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«Il contratto a tempo indeterminato deve ritornare ad essere il modo normale di assumere in questo paese: se ogni mese per qualche decina di migliaia di contratti si passa da co.co.pro, da tempo determinato a tempo indeterminato, credo sia una buona notizia».

Ha esordito così il ministro del lavoro Giuliano Poletti, intervenuto al convegno dal titolo “Flessibilità, sicurezza e occupazione alla prova del Jobs Act”, promosso dalla Fondazione Marco Biagi di Unimore. Durante la giornata si sono susseguiti diversi relatori del mondo giuridico ed economico, locale e nazionale, per illustrare le tante sfaccettature della legge delega n. 183 del 2014 fino all’intervento conclusivo del ministro. Poletti ha difeso strenuamente la riforma del lavoro dagli attacchi piovuti da diverse parti.

«I contratti a tempo indeterminato stanno crescendo in modo strutturale: questa è la cosa più importante - ha proseguito il ministro - Per vent’anni si è prodotta precarizzazione in questo Paese, a causa di comportamenti per nulla giustificabili. Non dobbiamo però immaginare che sette anni di crisi terribile si risolvano in fretta. Noi avremo ora dei mesi con buoni risultati e mesi con dei risultati meno buoni: questo perché la prima cosa che fanno le imprese, come è giusto che sia, è riportare a lavorare la gente che è in cassa integrazione e in mobilità o in contratto di solidarietà», ha osservato Poletti. Incalzato, poi, sulla necessità di introdurre nuove politiche industriali che facciano ripartire il mercato e di conseguenza i consumi, Poletti si dice d’accordo.

«Stiamo già considerando dinamiche di tipo settoriale - ragiona il ministro - il progetto sulla banda larga, ad esempio, è un piano di politica industriale». Ancora sul salario minimo, argomento rinviato dal consiglio dei ministri di giovedì, il ministro aggiunge che «si potrà in via sperimentale provare per quei settori che non sono coperti da un contratto nazionale. Oggi in Italia sono pochi, però, avremmo corso il rischio di innescare una complicatissima discussione sul valore del salario minimo, senza incidere concretamente».

Poletti si dice anche soddisfatto dell’apertura della segretaria nazionale Cgil Camusso sul Jobs Act e i decreti attuativi. «È stato fatto anche un intervento importante sulle dimissioni in bianco, dove si stabilisce che possono essere date solo utilizzando un modulo reperibile, recuperabile e datato, e quindi non è possibile firmare una lettera in bianco quando ti assumono, una cosa barbara che in questo modo eviteremo» ha commentato il ministro, facendo capire che con i decreti «si è perfezionato un impianto generale che cerca di recare meno complicazione, burocrazia e comunicazioni, senza che questo significhi scaricare sul lavoratore più rischi di avere trattamenti illegali o lesivi della sua dignità».

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