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Il sindaco di Modena Muzzarelli a tutto campo: «Un anno difficile ma il vento è cambiato»

di Davide Berti
Il sindaco di Modena Muzzarelli a tutto campo: «Un anno difficile ma il vento è cambiato»

Giancarlo Muzzarelli traccia il bilancio di un anno da sindaco e annuncia la prima novità: «Prenderemo in affitto la Manifattura Tabacchi per le grandi mostre, Modena così verso il rilancio» E poi parla dell'opposizione, ex-amcm, sicurezza, Sigonio, ex-S.Agostino e tanto altro ancora

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MODENA . Un quadernone blu con tante buste trasparenti, in ognuna un progetto, un incontro, una idea. È il “librone” per l’esame di maturità del sindaco Gian Carlo Muzzarelli, che ad un anno dalla sua entrata in carica traccia un primo bilancio. Esce un assessore, squilla il telefono, sta per arrivare il questore per un appuntamento sulla sicurezza. Ore frenetiche, ieri, come tutti i giorni. Ma si parte da un assunto, scritto in una delle prime pagine del quadernone, sopra una foto del Duomo del 1893 quando anche la facciata della cattedrale era diversa da come è oggi: «Ieri non può essere sempre meglio del domani, altrimenti il mondo muore».

Una dedica particolare con questa frase?

«No, semplicemente la convinzione che Modena sta cambiando. In meglio».

Un anno fa le dicevano che era il “vecchio che avanza”.

«No, peggio, giocavano la carta della continuità con la vecchia giunta. A forza di cambiare, ho cambiato un pezzo di quelle politiche tanto che la Adriana Querzè, che le aveva votate, si è anche dimessa».

L’opposizione non esiste?

«Come no, certo che esiste, ma desso mi rivolgo al gruppo di  Bepi Campana, perché sappia trasformarsi come la Sinistra ha sempre saputo fare per il bene della città».

Cosa vuol dire all’opposizione?

«Deve provare a misurarsi sulle sfide che ci attendono, non c’è un monopolio, ognuno deve confrontarsi e ragionare col sindaco per arrivare, tutt insieme, a metterci la faccia per la nostra città. Noi i progetti e le proposte le abbiamo fatte, ma non abbiamo trovato un gran tiro nelle minoranze».

Marco Bortolotti (M5S) ha detto che lei «è un bluff».

«Siamo aperti al confronto, proviamo a vedere se abbiamo gli occhi giusti sul futuro della città. Ogni ideologia passi dal setaccio del buon senso per raggiungere il merito senza proclami. Cosa devo fare? L’elenco delle cose portate a termine in un anno?».

Lo faccia, ma dicono che è tutto frutto di quanto era stato iniziato dalla precedente giunta.

«Abbiamo tenuto e finanziato ciò che abbiamo ritenuto strategico. Due esempi? La pedonalizzazione di corso Duomo e la chiusura di piazza Roma. Poi la lista di quanto abbiamo già avviato è lunga, a cominciare da un nuovo modo di trovare alleanze, di partecipazione».

Dicono però che alla fine decide sempre a modo suo.

«Qualcuno che decida ci vuole, altrimenti non si parte mai. Ma non è vero che questo è il metodo. Guardate il caso del Sigonio: eravamo partiti in in un modo, abbiamo finito in un altro dopo aver ascoltato la scuola, gli studenti, i consigli. Questa è la dimostrazione che le cose si possono fare col confronto e non con la logica remissiva che i pochi contrari devono averla vinta. Al Sigonio hanno dimostrato di avere a cuore, loro come noi, l’idea di un centro storico che deve vivere sempre. E una scuola, in questo senso, è il cuore di un progetto di rilancio. Sarà bellissima, e si integrerà perfettamente col San Paolo».

Che tempi avrà il progetto?

«Appalto entro l’anno, il percorso economico annunciato lo abbiamo anche iniziato nella pratica, facendo partire il percorso di vendita di una quota delle azioni di Farmacie per 11 milioni di euro».

Eravamo alla lista delle cose fatte...

«Le priorità le ho ben chiare, fin dall’inizio. Avevo detto che sarebbe stato un anno sfidante per il bilancio e gli investimenti, e abbiamo presentato un piano coraggioso».

Crede ancora ai 90 milioni di lavori?

«Certo, sono sempre ottimista».

La seconda priorità?

«Solo un cieco non vede come Modena si sia caratterizzata per l’Expo, primo comune dell’Emilia Romagna e unico vero marchio, con Ferrari e Pavarotti Land, a far parlare di sè anche a Milano e fuori dal nostro territorio. Questo funziona, ed è stato frutto del tavolo unico di lavoro che abbiamo iniziato dal nulla pochi mesi fa. Questo è sotto gli occhi di tutti, non me lo invento io».

A proposito di Expo: in città in tanti rumoreggiano per i 700mila euro che sarebbero stati stanziati per la mostra curata da Massimo Bottura ed Emilio Mazzoli. È un sogno, un incubo, una diceria o c’è qualcosa di vero?

«Premessa d’obbligo: tutti parlano senza conoscere il progetto. Ed è un progetto ambizioso per la città, con nomi di richiamo e nuovi spazi. Stiamo parlando di un appuntamento che da ottobre, per sei mesi, cambierà volto ad una parte della città e la farà conoscere come nuovo contenitore culturale. Arte e cultura sono le nostre radici e si fonderanno in questo evento che sarà ospitato alla Manifattura Tabacchi. Il Comune prenderà in affitto lo spazio per tre anni, così da dare nuove opportunità anche a mostre di lunga durata. Ma il progetto Bottura-Mazzoli è ancora in fase di definizione, ne parlaremo quando sarà compiuto».

Ma 700mila euro sono tanti soldi.

«Intanto aspettiamo di conoscere la vera strategia, poi capiremo tutti meglio. Bisogna anche vedere da dove arriveranno quei soldi. Passo le giornate a creare opportunità economiche per la città e i finanziamenti esterni sono al primo punto».

La terza priorità?

«Non hanno un ordine di importanza, sono tutte fondamentali. Ho detto, usando la metafora del treno da rimettere in moto, che nel primo vagone ci sarebbe stata la sicurezza. E questo si vede. Oggi la gente si lamenta più perché c’è troppa gente in centro piuttosto che criminalità».

A chi abita in centro cosa vuol dire?

«Che troveremo il modo, presto, per evitare al massimo i disagi in occasione di eventi che bloccano il centro per più giorni. Tutti devono essere messi nelle condizioni di rientrare tranquillamente in casa».

E a chi si lamenta per il poco presidio sul territorio?

«Che dal primo luglio partiremo con i vigili h24 fino ad ottobre. È la prima cosa che tutti i cittadini ci hanno chiesto negli incontri e ci hanno continuato a chiedere, anche due sere fa ad Albareto. È una fase sperimentale, poi faremo le adeguate verifiche, ma io ci credo molto».

Andiamo avanti noi con la lista delle priorità: lo Sblocca Modena non ha dato i frutti sperati.

«Sbagliato. Abbiamo parlato a tutti, senza puzza sotto al naso, favorendo al massimo cambiamento e innovazione. Lo dicono i dati sul lavoro che qualcosa a Modena sta cambiando: disoccupazione nazionale al 12,4 per cento, regionale all’8,9 per cento, a Modena siamo all’8,4 per cento. Che qualcosa stia girando non lo dico io, ma le imprese».

L’Ex-Amcm è ancora il maggior luogo di degrado del centro città: progetto fermo?

«Abbiamo già dato incarico ai tecnici per iniziare un nuovo progetto e una rielaborazione dell’ex Enel che arriverà presto in consiglio comunale: non più la torre, ci sarà una palestra, e lì creeremo un vero e proprio polo culturale grazie a Ert e a finanziamenti europei e regionali. Questa sarà una nuova opportunità per Modena. Anche qui il bando entro l’anno».

La cultura è il suo asso nella manica?

«In quella di Modena, perchè ci viene riconosciuta. Guiardate cosa è successo con la Galleria Estense. Con il ministro Dario Franceschini stiamo perfezionando uno straordinario progetto interprovinciale sui territori dell’antico Ducato Estense di Modena, Ferrara e Reggio, che prevede non solo la riqualificazione del sant’Agostino, ma il rilancio di tutto il polo museale, nel contesto di un grande e articolato polo culturale della città».

È la via che serve per sbloccare i lavori del Sant’Agostino?

«Il Sant’Agostino, entro l’anno assolutamente, arriverà in consiglio comunale per rafforzare l’accordo col ministero e fugare ogni dubbio per consentire l’avvio dell’opera nei tempi giusti».

Ci saremmo aspettati l’avvio dei lavori sul nuovo Psc: siete ancora fermi al documento di Giacobazzi sotto la gestione Pighi?

«Presto darò una informativa in consiglio e inizieremo un confronto pubblico per elaborare un progetto di città compatta basato sulla rigenerazione urbana che risponda alle esigenze di chi la casa non ce l’ha».

Concludendo: non le viene mai in mente di dire “chi me lo ha fatto fare”?

«No, sono sempre più motivato perché vedo che le cose cominciano a girare».

Qual è stata la cosa più difficile?

«Il nostro impegno quotidiano è stato ed è di rompere il clima di sfiducia e di rassegnazione conservatrice che aveva preso piede».

Pensava fosse così complicato?

«Sapevo che sarebbe stato complicato, ma non così. Ma devo dire grazie ai cittadini, alla maggioranza compatta che ci sostiene, alla giunta che sta crescendo nel lavoro di squadra, al partito che ha accettato la sfida con anime e passioni diverse ma per un unico obiettivo che è il bene dei modenesi, al sistema economico e sociale che ha firmato un patto per la crescita concreto che resta il più alto progetto politico dell’ultimo anno, che ha alla base una convinzione: non escludere nessuno».

@dvdberti

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