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docenti ed economisti alla biagi

Jobs Act ancora sotto accusa: «Non cambia la nostra realtà»

Jobs Act ancora sotto accusa: «Non cambia la nostra realtà»

Il Jobs Act suscita perplessità nel mondo accademico e giuridico e anche economico. Questo è emerso ieri durante il convegno alla Fondazione Marco Biagi. Tra i numerosi docenti ed esperti chiamati a...

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Il Jobs Act suscita perplessità nel mondo accademico e giuridico e anche economico. Questo è emerso ieri durante il convegno alla Fondazione Marco Biagi. Tra i numerosi docenti ed esperti chiamati a una riflessione sulla riforma, le critiche hanno superato di gran lunga le notazioni positive. «Per i primi due anni di lavoro non è previsto alcun indennizzo in caso di licenziamento - attacca Leonello Tronti, economista, docente alla Scuola nazionale di amministrazione, ente della Presidenza del consiglio - e due anni sono un periodo molto lungo per testare un collaboratore. L’Italia, inoltre, è in ritardo: già nel 1997 l’Ue aveva sollecitato a introdurre nuove forme di lavoro flessibile, ma che non diventassero la forma di lavoro standard. In Italia, invece, ne sono state introdotte tante di forme di lavoro flessibile, diventate in un certo periodo addirittura il 75% dei nuovi ingressi nel mondo dell’occupazione. Credo che il Jobs Act non vada esaltato perché continua una deriva di lungo periodo, che dura dal pacchetto Treu, anch’esso datato 1997: ha reso il lavoro maggiormente instabile e non si riconosce la qualificazione dei giovani, costretti a emigrare all’estero per una mancanza di politiche industriali. Il governo ha mandato il messaggio di ridurre il costo del lavoro: questo ha consentito la creazione di imprese molto piccole e con incidenza marginale».

Sulla stessa lunghezza d’onda il prof. Francesco Basenghi, organizzatore del convegno. «Siamo cresciuti meno di un terzo della media europea ed è un dato pesantissimo - chiosa Basenghi - manca un intervento concreto di politica industriale nei sette settori strategici indicati da Renzi. Le premesse del Jobs Act, secondo cui abbassando le tutele dei lavoratori si favoriscono le assunzioni, sono smentite da studi economici: l’impresa tende a vedere questi rapporti di lavoro instabili e li tratta come vuoto a perdere. Servirebbero contratti di apprendistato seri. Dobbiamo creare le condizioni perché la domanda del mercato si risollevi. Se i lavoratori vengono pagati sempre meno, si crea una platea di poveri che non consuma». (s.ar.)

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