Castelvetro: l'accusa è di lesioni colpose, i magistrati indagano i vertici Inalca
Inchiesta della procura di Modena sui 35 casi segnalati dall’Inail per il colosso delle carni Inalca di Castelvetro: chiesta una proroga per gli accertamenti preliminari
CASTELVETRO. La procura di Modena, coordinata da Lucia Musti, sta continuando ad effettuare accertamenti sulla sicurezza sul lavoro all’interno dell’impianto Inalca di Castelvetro. L’input è arrivato dopo che l’Ausl aveva trasmesso ai magistrati il proprio report sugli accertamenti fatti in azienda da cui emergevano diverse criticità. E di fronte a 35 casi di infortuni segnalati la procura ha iniziato ad indagare per “lesioni colpose gravi o gravissime, commesse con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro”. Ora, a distanza di ormai due anni dal rapporto della polizia giudiziaria, gli inquirenti hanno chiesto una proroga delle indagini preliminari, mentre Inalca, in attesa della comunicazione, organizza un’eventuale strategia difensiva perché nel registro degli indagati sono iscritti i suoi amministratori e dirigenti, ossia le persone che devono sovrintendere alla sicurezza sul lavoro all’interno della fabbrica. Sul fronte penale c’è ancora massimo riserbo tant’è che le indagini sono tuttora coperte da segreto istruttorio, ma da un punto di vista amministrativo si può parzialmente ricostruire la vicenda.
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È la fine del 2013 quando all’Ausl vengono recapitati i referti Inail dei pazienti-lavoratori di Inalca, che riguardano le malattie, correlate al lavoro, con postumi permanenti o inabilità temporanee degli operai. Nel documento ispettivo si rilevano “alcune criticità” in particolare nei reparti di macello, disosso, sezionamento, carni macinate e hamburger. La valutazione dei rischi, si legge nel rapporti di polizia giudiziaria è stata fatta ma “risultano sottostimate e non fotografano le situazioni di rischio più elevato. Una sottostima non chiara e fuorviante genera confusione sul livello di rischio e sulla consapevolezza delle misure necessarie”.
Tutti gli incartamenti dei 35 casi segnalati dai referti Inail vengono quindi recapitati alla procura visto che la sicurezza sul lavoro si incardina sui binari del penale. E di fronte al faldone la magistratura apre un fascicolo d’indagine nel quale iscrive i vertici di Inalca.
Per preparare una strategia difensiva, l’azienda di Luigi Cremonini, a novembre 2014, fa “istanza di accesso formale agli atti all’Inail della Direzione provinciale del Lavoro di Modena: “gli atti in ostensione concernono, in via generale, tutte le denunce presentate a Inail, da parte dei dipendenti della ricorrente relativamente alle malattie professionali, nonché l’esito degli accertamenti effettuati dall’Istituto su dette denunce e la relativa documentazione medica riferita alle suddette malattie professionali”. Ma la richiesta viene respinta e neppure il ricorso al Tar di Bologna, legato alla singola posizione di una dipendente, viene accolto.
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