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«Sequestro di beni mafiosi, più energia»

«Sequestro di beni mafiosi, più energia»

Franco Zavatti (Cgil): «Procedure lente che ostacolano l’iter, serve un organismo con enti territoriali»

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Anche in emilia-romagna crescono i numeri dei beni sequestrati a tutte le mafie, ma per accelerare sulle confische definitive bisogna istituire una nuova sede decentrata qualificata, con il sostegno di autorità ed enti locali.

Lo segnala da Modena la Cgil, citando gli ultimi dati ministeriali su questo argomento usciti a maggio.

Anche in Regione aumentano i provvedimenti giudiziari di sequestro ma rimane il blocco delle procedure idonee per assegnare a terzi i beni sequestrati. Nell'ultimo biennio, con aggiornamento all'1° marzo 2015, i nuovi procedimenti giudiziari di sequestro avviati nel distretto di Bologna risultano 32 e pongono i nostri territori all'ottavo posto nazionale.

In testa a questa speciale classifica ci sono le giurisdizioni di Palermo, Napoli, Roma e Milano. Se dal 2011 ad oggi i beni sequestrati in emilia-romagna sono stati 1.178, nell'ultimo biennio c’è stato un balzo in avanti: se ne contano 352, dei quali ben 177 sono immobili e aziende, tra srl, imprese individuali e cooperative: queste ultime sono in crescita. A questi va aggiunta la quarantina di patrimoni sequestrati con l'inchiesta “Aemilia”.

Tuttavia, le confische definitive nell'ultimo biennio e fino a febbraio 2015 sono, invece, solamente due per i “beni mobili”, ovvero patrimoni monetari tra Bologna e Modena e zero per i “beni immobili”.

«Appare sconfortante - sottolinea la Cgil in una nota - la residuale entità dei beni confiscati, con definitiva destinazione per un loro riutilizzo sociale, bloccato a 3,8 beni su 100».

In sostanza, tira le somme il sindacato, i beni destinati in via definitiva negli ultimi due anni nelle province emiliano-romagnole sono stati solamente cinque. Così, oltre ad invocare un impegno di governo e Parlamento, il responsabile regionale del settore Legalità della Cgil, il modenese Franco Zavatti, sollecita a «prevedere un ruolo indispensabile delle istituzioni territoriali, attivando una sede operativa che coinvolga Regione, Comuni, Prefetture, Procure, Camere di Commercio, associazioni delle imprese, sindacati, professioni e l'associazione Libera.

«Il tutto - conclude Zavatti - per orientare un'attività urgente e condivisa tale da disinnescare il blocco delle confische, che sarebbe pericolosa per l'efficacia e la credibilità delle confische antimafia».

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