Studio sui farmaci per le interazioni con altre sostanze
Sapevate che un integratore può fare male se associato a un farmaco? Può accadere lo stesso con un prodotto naturale, oltre che con un mix tra medicinali. I motivi sono diversi e anche un succo di...
Sapevate che un integratore può fare male se associato a un farmaco? Può accadere lo stesso con un prodotto naturale, oltre che con un mix tra medicinali. I motivi sono diversi e anche un succo di pompelmo o un ginseng, se associati a un principio attivo, possono avere “effetti indesiderati anche gravi” per i pazienti, con aumenti di costi per il Sistema sanitario nazionale. Informarli sempre meglio sulle reazioni avverse è uno degli obiettivi della ricerca che parte oggi e la cui fine è prevista entro gennaio 2016. Si svolgerà in tre fasi ed è coordinata da Unimore e Federfarma. Sarà una “prima” in Italia e si avvarrà di una banca dati ideata da un medico modenese. Stasera i farmacisti saranno formati sulla sperimentazione, svolta in circa 130 attività provinciali associate a Federfarma. Per tre mesi saranno raccolti dati da pazienti che seguono diverse terapie. A metà di settembre i farmacisti s’incontreranno per conoscere Interactions Explorer, il database sviluppato dal dottor Marco Venuta, docente di psicofarmacologia dell’ateneo modenese, con l’ingegner Giorgio Fontana. Aggiornato periodicamente con foglietti illustrativi (circa duemila), principi attivi (circa novemila) e altre informazioni utili per evitare reazioni avverse, sarà un loro ausilio per i seguenti tre mesi. I dati raccolti saranno analizzati da ricercatori dell’università di Modena. L’equipe sarà guidata da Nicoletta Brunello, presidente del corso di Farmacia, e Silvia Alboni, assegnista di ricerca al dipartimento di Scienze della Vita. Reazioni avverse evitate e “rinvii” dal medico saranno tra i parametri confrontati nelle due fasi. «L’obiettivo assoluto è migliorare la salute dei pazienti - ha riconosciuto Silvia Alboni - il secondario è sensibilizzare i farmacisti al problema dell’interazione. Negli Stati Uniti i pazienti sono più portati a dire tutto ciò che prendono. Le interazioni incidono sulla salute più che le malattie in sé». «In America i morti per reazioni avverse sono di poco superiori a quelli per incidenti stradali», ha spiegato Silvia Lodi, consigliere Federfarma Modena. In Italia? Uno studio di Sic Sanità del 2011 ha mostrato come sarebbero circa 40mila all’anno, contro i meno di quattromila indicati dall’Istat lo stesso anno per incidenti stradali. L’Agenzia italiana per il farmaco ha criticato il primo studio («troppo semplicistico»), ma il problema globale resta. Un ricovero su venti è causato da una reazione avversa e non sempre i camici bianchi sembrano esserne consapevoli. «In uno studio su 250 medici si nota come non colgano interazioni potenzialmente letali nel 40% dei casi - ha ripreso Venuta - è un’epidemia silenziosa». «L’Italia va sempre più verso la liberalizzazione - ha concluso Silvana Casale, presidente di Federfarma Modena - agire a livello normativo non è facile». Gabriele Farina
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