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Tornare in forma? Stendi il tappetino e prova con lo yoga

di Arianna De Micheli
Tornare in forma? Stendi il tappetino e prova con lo yoga

Nelle palestre e nei parchi di Modena i praticanti di una disciplina che fa bene al fisico e allo spirito E' il momento dello yoga, solo una moda o un fenomeno destinato a proseguire nel tempo. La parola ai praticanti

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MODENA. «Come no! Durante i mesi estivi i parchi sono sempre stati la nostra meta privilegiata. Alle otto del mattino… sull'erba… con Lino…». Lino è il maestro Sambuco, insegnate di yoga già nel 1978 che, forte di un curriculum impressionante, da tempo immemore è l'uomo simbolo del centro danza e ginnastica La Capriola. Lei è Maria Teresa, ottant'anni appena compiuti indossati con invidiabile disinvoltura.

Per motivi di causa maggiore - un incidente alla spalla - ha dovuto abbandonare lo yoga dopo due decenni di assidua devozione. Ma, forte di un entusiasmo che non teme rivali, questa signora non sembra aver appeso il tappetino al chiodo. «Perché non mi accompagni? Torniamo insieme da Lino - propone - È un uomo magnifico, le mie amiche ne sono entusiaste. Ha saputo unire l'esperienza maturata in Oriente con le esigenze di chi, come noi, vive in modo frenetico. Al termine delle sue lezioni ci si sente rinati e con una voglia di fare sorprendente».

I sempre più numerosi discepoli dei maestri ambasciatori della conoscenza di sé - intesa come consapevolezza olistica che contempla corpo e anima - conquistano a rotazione i parchi di Modena e dintorni. E con il sostegno dell'amministrazione comunale e della Uisp fanno proseliti. Merito di lezioni open dove l'unica fatica a carico del neofita è portarsi appresso il tappetino (ma per un primo approccio anche un telo da mare va bene).

Inteso soprattutto come mezzo di realizzazione e salvezza spirituale, lo yoga, sostantivo maschile che in lingua sanscrita identifica le pratiche meditative e ascetiche, contempla infinite declinazioni. In tal senso un tomo da centinaia di pagine non sarebbe esaustivo.

«Trovare un maestro che sappia indicarti la strada migliore è fondamentale», spiega Roberta, tosta sessantenne che, nonostante dimostri dieci anni di meno, si crede fragile come un fiore del vento. Lei il suo mentore, Marco Barbieri, fondatore del centro studi yoga Narayana, l'ha incrociato dietro l'angolo di un momento complicato quando urgeva “qualcosa d'altro”. Merito anche di un'amica che, dopo averle regalato un tappetino, ha trascinato la recalcitrante Roberta in via dello Sport. «Ero scettica, pensavo che lo yoga fosse una disciplina statica, troppo spirituale.

Da cinque anni Narayana è la mia seconda casa». Una casa che però la nostra interlocutrice, per sua stessa ammissione, ha conquistato con fatica. Spegnere il cellulare, togliere le scarpe, essere sempre puntuale come un orologio svizzero, rispettare il nobile silenzio: già ai blocchi di partenza per qualcuno il cammino può essere duro. «Le posizioni sono un pretesto per rieducare la propria anima al rispetto di sé e degli altri. Lavorare in profondità richiede rigore e impegno nonché la volontà di mettersi sempre in discussione. Seppur in condivisione con gli altri, ognuno "fa" il proprio yoga» spiega Roberta. Che poi aggiunge. «Mi è anche capitato di sentirmi un po' mortificata». E perché mai? «Le posizioni rovesciate sono fuori dalla mia portata. Ho paura di vedere il mondo da un'altra angolazione. Tenere ogni cosa sotto controllo è infatti la mia ossessione».

Che si esegua l'asana (posizione) della mezza luna, del bambino o del piccione reale su una gamba sola tra le quattro mura di una palestra o all'ombra dei gelsi in fiore del Parco Ferrari è sempre a mani giunte, che poi ci si saluta. E se non per tutti camminare lungo il sentiero tracciato dai maestri di yoga equivale ad un percorso di psicoterapia, è opinione comune che tanto acquisire cognizione del proprio respiro, quanto ascoltare il proprio corpo aiuti a vivere meglio. «Ho imparato a respirare. Sembra banale, ma sono convinta che se la maggior parte delle persone sapesse come gestire la respirazione il consumo di alcuni medicinali subirebbe un tracollo» chiosa Laura con un sorriso luminoso, recuperato grazie alla insegnante di yoga Annalisa Oscari.

Dottore in storia, culture e civiltà orientali, sul sito di ConTatto, "ashram" di via Allegri di cui è vicepresidente, Annalisa scrive: «Essere felici è possibile. L'arte di trasformare le sofferenze in opportunità non è una magia, basta trovare gli strumenti, gli ingredienti per avviare il cammino, per entrare in contatto con il nostro cuore». Non è solo una questione di benessere spirituale. "Se ascolti il tuo corpo, tutto è possibile. Io ho risolto i miei problemi di schiena» rivela Laura. «Questa è l'unica disciplina che mi ha donato una buona forma sia fisica sia mentale» rivela Cinzia, sportivissima cinquantenne.

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«Le fasi della respirazione devono essere armoniche e della stessa durata - sottolinea Daniele, 41 anni - Praticare yoga, disciplina che non contempla alcun sentimento competitivo, ti consente di mantenere una maggiore lucidità mentale anche quando la vita ti presenta il conto. Lo yoga inoltre è tutto fuorché elitario. Un buon tappetino da 25 euro al massimo: non serve altro».

Copertina di Linus sempre a portata di mano, per qualcuno il tappetino è emblema di libertà. Anche dalle dipendenze. «Ho fumato per vent'anni - racconta Luca che oggi di anni ne ha quarantanove - Poi quando mi sono avvicinato allo yoga ho capito che la dipendenza poco si conciliava con il mio percorso. Questo mi ha spinto ad abbandonare la sigaretta. Ma sapete che cosa vi dico? La vera ragione per cui dedico con rigoroso impegno almeno due o tre ore alla settimana allo yoga e dunque a me stesso è molto più prosaica: mi diverto».

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