Gazzetta di Modena

Modena

BOMPORTO

Il profumo di solidarietà nell’aceto della Lanterna

di Serena Fregni
Il profumo di solidarietà nell’aceto della Lanterna

Bomporto. Il salvataggio del Balsamico curato dai giovani della Lucciola La Consorteria interviene in soccorso e la produzione può ripartire in container

2 MINUTI DI LETTURA





BOMPORTO. Una storia di tradizione, amore ma soprattutto di grande lavoro. È la storia dell’Acetaia della Lanterna di Diogene, la cooperativa sociale fondata da Giovanni Cuocci e della Lucciola, il centro di terapia integrato per l’infanzia che dal 1987 porta avanti la propria attività di terapia sui bambini e ragazzi, dai 3 ai 18 anni di età affetti da sindrome di Down e altre forme di sindromi genetiche, integrandoli nelle attività sociali e lavorative come coltivare il terreno, occuparsi della fattoria e anche dell’acetaia.

Un’attività, quella di produrre aceto balsamico, molto minuziosa e complicata, che richiede grandi capacità e soprattutto tanta pazienza. «I ragazzi - spiega Cuocci - imparano ad aspettare, ad amare il prodotto e a conoscere le varie fasi di lavorazione dell’aceto nelle botti che sono essenziali per ottenere un’ottima qualità».

Anche l’acetaia ha subito i gravi danni del terremoto. «Il 29 maggio eravamo distrutti: l’edificio che ospitava le botti era un casale vecchio e l’acetaia era situata su due piani e contava 212 botti, pensavamo di aver perso tutto il lavoro di oltre 12 anni, ma la forza dei ragazzi è stata davvero tanta e grazie a loro siamo riusciti a salvare il salvabile».

I giorni successivi al terremoto l’associazione e il centro hanno lavorato incessantemente per trasportare le botti recuperate dal casale per poi adagiarle in campagna, coperte da un telo. «C’era fango e pioggia e trasportare le botti è stata davvero una grande fatica, ma ne abbiamo messe in salvo circa 200 che altrimenti sarebbero andate perdute per sempre».

Il danno è stato di circa 4mila litri di aceto, mentre i contenitori salvati sono rimasti custoditi - in modo precario - per qualche mese, fino a quando Ivano Ferrarini, membro del direttivo della Consorteria del Balsamico, si è preso cura dell’oro nero. «Mi ricordo benissimo - ripensa Cuocci - che si aggirata tra le botti, assaggiava e scrutava, poi ci ha detto che ci avrebbe aiutato». Così è iniziata, dal 2013, l’avventura di ripristino e rimessa in opera dell’acetaia, che attualmente è ospitata in un container nel quale la Consorteria insieme ai ragazzi, continua il lavoro di produzione.

«Veniamo qui costantemente a fare le dovute analisi e misurazioni - spiega Maurizio Fini, consigliere della consorteriae - La strada era positiva e nel dicembre scorso abbiamo effettuato un controllo qualità che ha raggiunto il massimo dei voti». Fini ricorda la grande dedizione di Ferrarini, purtroppo scomparso qualche mese fa, che voleva davvero salvare l’acetaia: «Si è impegnato fin da subito cercando in tutti i modi di aiutare la Lanterna e il suo lavoro... Ce l'ha fatta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google