L’invasione dei cento caprioli
È il numero censito nell’area. Allarme per la sicurezza stradale
CASTELFRANCO. È allarme nel comprensorio di Castelfranco e della fascia pedemontana in genere per l’invasione di caprioli. A segnalare il problema è il presidente della “Commissione Cervidi” dell’Ambito Territoriale di Caccia “Modena 2”, Marco Del Carlo. «I caprioli – spiega Del Carlo – percorrendo le loro vie naturali che sono costituite dagli alvei dei fiumi, sono ormai arrivati fino al Po, nonostante il Piano Faunistico Vernatorio Provinciale preveda che nel comprensorio di pianura non debba esserci la presenza di ungulati. Ovviamente la nostra preoccupazione, come ente gestionale, è sicuramente riferita al problema della sicurezza stradale, di cui il recente incidente occorso a una pattuglia di carabinieri a Piumazzo è un esempio. Tra Castelfranco, San Cesario e Nonantola – prosegue Del Carlo – sono stati censiti due mesi fa 96 caprioli, di cui ben 37 a Piumazzo. Considerando le abitudini notturne di spostamenti e di pascolo, questi animali possono essere causa di indicenti stradali anche gravi. I dati del Piano Faunistico Venatorio Provinciale indicano una media di 206 incidenti per anno in provincia di Modena negli ultimi cinque anni, concentrati soprattutto sulla Strada Statale 12, nel tratto a sud di Maranello, e lungo la Pedemontana, tra Vignola e Sassuolo. Due casi di investimento in pianura hanno riguardato anche la specie del cervo...La presenza di gruppi di animali nelle adiacenze anche della tangenziale di Modena è ormai frequente e visibile a tutti. Se questi animali, spaventati o disturbati, decidessero malauguratamente un attraversamento veloce, potrebbero creare un serio problema alla circolazione stradale. Altra situazione oggettiva che preoccupa sono i danni e le conseguenti richieste di risarcimento da parte di aziende agricole…I sistemi e i metodi gestionali messi in atto – denuncia Del Carlo – conformemente ai regolamenti e alle leggi regionali, sono risultati purtroppo inefficaci e di difficile attuazione, nonostante l’impegno profuso dai selecontrollori, che sono le figure preposte e formate tecnicamente per espletare i prelievi. Gli appostamenti fissi da altane autorizzati sul territorio non hanno dato i frutti sperati, rendendo pertanto necessaria la messa in campo di sistemi alternativi e più efficaci». (m.ped.)
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