«Modena unita con le Caritas per i rifugiati»
Il presidente del Cst: associazioni, parrocchie e il Comune costruiscano un percorso di ospitalità
di EMANUELA CARTA*
Non ci possiamo rifiutare di accogliere chi fugge dalla guerra e dalla fame. Lo sancisce la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del 1948, che sta a fondamento della vita democratica dei nostri Paesi e getta le basi della pace tra i popoli.
È chiaro che il nostro Paese non può sostenere da solo l'onda d'urto di migliaia di profughi, che ogni anno attraversano il Mediterraneo e entrano in Europa attraverso l'Italia con pericolosi viaggi della disperazione. Sono necessari efficaci accordi internazionali. Non possiamo però dimenticare che si tratta di ragazzi giovani, molti di loro poco più che maggiorenni. Poi ci sono interi nuclei familiari, donne con i loro figli piccoli e molti minorenni.
Come si fa a non temere che questa colossale migrazione si trasformi in un altro vergognoso olocausto? Ogni essere umano, se è tale, deve essere capace di riconoscere l'umanità nel volto di ogni suo simile. La nostra città e la nostra provincia ospitano già da mesi alcune centinaia di profughi.
Non possiamo continuare a delegare la loro accoglienza a pochi specialisti. Occorre che le associazioni di volontariato e le Caritas parrocchiali rompano gli indugi e si uniscano alle amministrazioni comunali già impegnate a costruire percorsi di ospitalità. Insieme si potranno valorizzare al meglio le occasioni di relazione, di servizio e di gratuità. Io spero che Modena si mostri ancora una volta una città aperta e umana.
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