Aimag, la ricerca di nuovi soci suscita critiche e perplessità
Crea profonde spaccature nel mondo politico il bando emesso dai Comuni che rientrano nel patto di sindacato di Aimag, i quali hanno creato un documento che prevede l’apertura a dimostrazioni di...
Crea profonde spaccature nel mondo politico il bando emesso dai Comuni che rientrano nel patto di sindacato di Aimag, i quali hanno creato un documento che prevede l’apertura a dimostrazioni di interesse da parte di società che vogliono aderire al piano industriale della multiutility. «Chiaro che il pretendente più autorevole può essere Hera – afferma Lorenzo Boni del Pd - però si è deciso di emanare questo bando proprio perché si spera che sia il più partecipato possibile: l’eventualità contraria significherebbe che Aimag è poco appetibile. Il bando non abbraccia un ambito solo nazionale ma anche europeo trasparente». Ottimista Cristian Rostovi di Ncd/FdI che spera «sia un modo per verificare se si possano ottenere partnership diverse da quelle di Hera che sarebbe molto negativa, sperando che non sia una delle solite operazioni di facciata».
Apertura positiva anche per Paolo Pettenati di Carpi Futura, il quale auspica «che si apra a diverse offerte e non sia soltanto un modo per prendere tempo o per svendere Aimag a Hera». Profondamente contrario Roberto Galantini, del comitato acqua pubblica e attivista del Movimento 5 Stelle. «Non è uno sbaglio piccolo, ma uno sbaglio colossale – attacca Galantini - Da quanto si è capito non è Aimag che fa il bando: sono i comuni che cercano nuovi soci. Questo è sbagliatissimo prima di tutto da un punto di vista democratico. Aimag in vista di sfide future, particolari occasioni o necessità può fare accordi con chi vuole senza che per questo sia interessata la proprietà di Aimag, la quota capitale. Potrebbe fare un’associazione temporanea di impresa, ad esempio. Quello che vuole fare il Comune, invece, è modificare l’assetto societario: ciò non va bene, perché nel 2008 un’operazione analoga si è rivelata sbagliata e fa sì che non si possa più tornare indietro. Una volta che hai venduto le azioni, quelle non sono più tue. Poi, questa scelta è fatta senza consultare i cittadini e incide su tutte le amministrazioni che verranno dopo: è un’operazione fatta per interessi di partito. Il Partito democratico di oggi si conferma il discendente spendaccione degli amministratori che l’hanno preceduto».
Concorde con il bando, invece, Roberto Benatti di Forza Italia. «A noi va bene, avevamo chiesto di aprire diverse strade – chiosa il consigliere comunale Benatti - L’unico problema è che stanno prendendo del tempo per questa operazione. Ciò dimostra che il Partito democratico è interessato a mantenere le poltrone più che altro».
Serena Arbizzi
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