Casa colonica tutelata fa arrabbiare i fedeli
Cavezzo. La Sovrintendenza vieta la demolizione dell’edificio vicino alla chiesa. Comunità in subbuglio
La comunità parrocchiale di Motta è nuovamente sul piede di guerra. Dopo le proteste per i tempi lunghi di ripristino della chiesa (foto a destra), a fare infuriare i fedeli ora è la disposizione della Soprintendenza, che impone il recupero conservativo di un immobile (foto a sinistra) dietro la chiesa, adiacente alla casa colonica classificata in classe E, cioè inagibile. Questo si traduce in un duplice svantaggio: primo, la comunità parrocchiale deve sostenere la metà dell’Imu sull’immobile adiacente a quello inagibile. Secondo, il recupero conservativo costa molto di più rispetto ad una demolizione e ricostruzione ex novo. E il rischio è che la comunità parrocchiale a poco a poco scompaia, considerati anche i tempi lunghi prospettati per la ricostruzione della chiesa.
«Poco dopo il terremoto la dottoressa Polidori della Sovrintendenza venne a Motta per controllare i danni alla chiesa - sostiene Giuliana Pacchioni - e promise lo svincolo della casa colonica, adibita ormai a un ripostiglio e non crollata perché da anni era incatenata dal momento che era già poco sicura prima della scosse. La promessa fu confermata, mesi dopo, telefonicamente a Mario Guglielmo Ferrari, responsabile della curia vescovile. Presentata la necessaria richiesta e un’ulteriore documentazione di verifica di interesse culturale, dopo tanti mesi di attesa, la risposta è stata un “no” per lo svincolo e un sì per un “recupero conservativo” dell’edificio in questione. Tutte le case coloniche del paese sono crollate o da demolire e non verranno più ricostruite, perché l’ottocentesca civiltà contadina è terminata almeno mezzo secolo fa e non rimangono che pezzi di ruderi… Per la sola Sovrintendenza la parrocchia di Motta che non ha più neanche il beneficio terriero, venduto dalla curia anni fa, dovrebbe conservare una piccola stalla, un fienile, un portico, spendendo centinaia di migliaia di euro, che nessuna parrocchia ha, tantomeno la nostra. E a che scopo? Inagibile la chiesa, la canonica, questa ex casa colonica e di conseguenza la casa dell’inquilino, abbiamo bisogno di locali sicuri dove la nostra piccola comunità possa ritrovarsi. Non chiediamo aiuti economici ma la possibilità di abbattere e ricostruire un edificio antisismico funzionale alle nostre esigenze, in attesa del recupero, quello sì, di chiesa e canonica e di rendere così agibile la casa dell’inquilino su cui però paghiamo metà Imu. È così che si aiutano i terremotati? Auspichiamo un sensato ripensamento della Sovrintendenza».
Serena Arbizzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
