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Policlinico-Baggiovara, l’eterna disputa

di Davide Berti
Policlinico-Baggiovara, l’eterna disputa

Da definire il nuovo ruolo dell’Ausl senza l’ospedale cittadino. Le contraddizioni di Muzzarelli, la strategia di Trenti

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Esiste un progetto per unificare le due aziende sanitarie? Sì. La sinergia passerà dall’unione dei due ospedali, Policlinico e Baggiovara? Sì. E allora perché Muzzarelli ha smentito se stesso, bocciando la sua stessa idea di nuova sanità modenese, riducendo il progetto ad una «ipotesi che non ha alcun fondamento»?

Evidentemente la notizia pubblicata dal nostro giornale sul progetto riguardante i due ospedali ha dato fastidio, ha rovinato la festa e l’annuncio che oggi Muzzarelli aveva in programma di fare, e che molto probabilmente farà, al Policlinico in occasione dell’inaugurazione dei nuovi reparti davanti al presidente della Regione Stefano Bonaccini.

A mandare su tutte le furie il sindaco Muzzarelli sarebbe stata la parola commissario, persona che sarà incaricata, su indicazione della Regione, di seguire per l’assessorato alla sanità la fusione dei due ospedali. Sul vocabolario della lingua italiana il significato di “commissario” è questo: “Persona incaricata dall'amministrazione centrale di una specifica mansione”. Figuriamoci.

La sostanza è un’altra: Muzzarelli ha spinto sull’acceleratore, come nel caso della Manifattura Tabacchi, e ha rischiato la collisione immediata con le due aziende, Ausl e Policlinico.

Telefoni impazziti, assessori che non sapevano (come se sapessero tutto quello che fa Muzzarelli con le loro deleghe...), Pd che si convoca ufficialmente facendo finta di non averne mai parlato: Muzzarelli, che nella smentita dice «di non averne mai parlato con nessuno, nemmeno pensato», ha invece già esposto il suo piano in una riunione per alcuni eletti tra tesserati, simpatizzanti e professionisti della sanità nei giorni scorsi. Così, per capire che aria tirava. E l’aria è certamente quella giusta.

Anche perché, se Stefano Bonaccini ha voluto con forza Ivan Trenti alla guida del Policlinico un motivo c’è. E la sintesi dei due ospedali è uno di questi. Ed è proprio Trenti ad avere ben in mano la situazione per giocare questa partita. Ne ha già parlato con Muzzarelli, ha sondato anche la sponda Dem di Francesca Maletti per cercare un più ampio consenso.

La parte tecnica è certamente già scritta, quello che manca ancora è la quadratura politica.

Perché qui non si sta parlando, come da dieci anni a questa parte, della possibilità di integrare l’amministrazione o alcuni servizi. Certo, si partirà da qui e non è certamente semplice. Ma la sfida vera si gioca sul piano della fusione dei due ospedali. Ecco perché il progetto, più che delle due aziende (come invece accade in Romagna tra le Ausl di Cesena, Rimini, Forlì e Ravenna) verterà sui due ospedali, Policlinico e Baggiovara. La presenza dell’ateneo comporta un ragionamento a senso unico: sarà l’azienda ospedaliero-universitaria ad inglobare Baggiovara perché laddove c’è una facoltà di Medicina, da questa non si può prescindere. Universitari e ospedalieri, insomma, verso una convivenza sempre più allargata. Ma il dato politico assume un valore ancora più grande se si guarda alle ripercussioni che questa scelta avrà sul territorio.

È d’accordo l’Ausl di Massimo Annicchiarico nel farsi “soffiare” l’ospedale di riferimento? Che ruolo avrà Sassuolo? E Carpi? Sarà un passaggio certamente epocale.

Chi sta lavorando al progetto di integrazione non ha dubbi: serviranno almeno due anni. La cosa più difficile? Far capire, una volta per tutte, che doppioni questa volta non ce ne saranno. Ed ecco che in vista delle nuove nomine si aprono ragionamenti assai complessi.

Il Policlinico deve nominare almeno tre primari di peso come Ginecologia, Oncologia e Cardiologia. Il Sant’Agostino di Baggiovara deve pensare a come sostituire, nei prossimi mesi, medici del calibro di Melotti, Coppi e Bondi. Entrambe le strutture devono trattenere i medici bravi, che altri ci invidiano, superando questa fase di stallo.

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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