Gazzetta di Modena

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«Trasfusionale, trasloco incomprensibile»

di Saverio Cioce
«Trasfusionale, trasloco incomprensibile»

A Modena sparirebbe un’altra struttura sanitaria d’eccellenza. A Bologna si raccoglie meno sangue

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Il trasloco del Centro Trasfusionale di Modena? Una scelta senza senso, che finisce per danneggiare una delle strutture d’ecellenza della sanità regionale. È questo il senso di una critica corale e trasversale che accomuna gli addetti ai lavori e tutti coloro che, per un verso o per l’altro, fanno parte dell’universo dei donatori.

Dal punto di vista di chi per anni si è impegnato nell’Avis lo spostamento del Centro Trasfusionale del Policlinico è più che una sciagura. «Sinora siamo stati autosufficienti con le donazioni di sangue, siamo sempre riusciti a coprire tempestivamente tutte le necessità, comprese le urgenze più gravi, persino nei punti più distanti della provincia. Ma che accadrà quando tutte le sacche con gli emoderivati dovranno andare al Centro regionale di Bologna?»

Ecco, occorre partire da qui per capire la misura dello scontento modenese perchè nel nsotro ospedale il provvedimento è arrivato come un fulmine a ciel sereno. E la ragione è presto spiegata. La decisione è stata presa con motivazioni che nessuno a modena ha capito. Da una parte è stata presentata come una scelta di risparmio, centralizzando a Bologna tutte le operazioni di conservazione e lavorazione del sangue: ma dai vertici regionali non è arrivato neanche un numero a sostegno di quest’ipotizzata operazione di spending rewiew. Dall’altra è stata trovata una pezza d’appoggio ideologica, sosgtenendo che in tutta Europa si sta andando verso una centralizzazione dei centri; quasi a dire che una maggiore centralizzazione corrisponderebbe a una migliore cura nella gestione delle sacche di sangue.

«Già, però nessuno a Bologna spiega che in Francia e Germania le poche “banche del sangue” che esistono lavorano milioni di pezzi e hanno struttura e modalità operative completamente diverse da come è organizzato il sistema sanitario italiano» si sente ripetere tra i medici che si sono occupati, anche a livello di base di questo problema.

In breve. Quando si chiedono numeri a chi di competenza i responsabili tengono le bocche cucite anche perchè nel giro di un paio di giorni dovrebbe arrivare l’incontro risolutore - così almeno è stato presentato - con l’assessore regionale, Venturi.

Ma un numero, quello sì, viene messo sul tavolo ed è il crollo della raccolta di sangue a Bologna: 6 mila unità in meno in un anno dopo che, per ragioni anche questa volta di una non meglio precisata razionalizzazione, i centri di raccolta nel territorio sono passati da 27 a 7. A Modena invece, grazie alla poderosa struttura dell’Avis e alla presenza capillare in 46 comuni, i numeri raggiungono sempre cifre altissime. Spesso record nazionali, paragonando il numero delle unità di sangue raccolte rispetto al numero di cittadini residenti e di donatori.

Il timore è che Modena resti, depauperata, dovendo offrire a Bologna quel materiale che nel resto della regione si fa più fatica a raccogliere, complice una riduzione dei punti di prelievo e la disaffezione dei donatori abituali.

La Regione, dopo aver accorpato i centri nella più piccola Romagna, che per una buona metà è a un tiro di schioppo dalle strutture sanitarie del capoluogo, ha scelto di cancellare i centri trasfusionali provinciali per tutta l’Emilia . «Meno spese, meno personale» è il leit motiv che si sente ripetere sempre più spesso. È cambiato l’assessore, non c’è più il reggiano Carlo Lusenti ma il bolognese Sergio Venturi, ma l’orientamento è uguale.

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